venerdì 26 giugno 2026

Albo Pretorio a Vico Equense: la Giunta delibera, ma il cittadino resta all'oscuro

Vico Equense - L’albo pretorio del Comune di Vico Equense non è solo un archivio digitale di atti amministrativi, ma lo specchio fedele della vita della nostra comunità. Quando questo strumento si riempie di delibere che non trovano alcun spazio nei canali di comunicazione istituzionale dell'ente, si palesa un limite strutturale nell'azione amministrativa: una distanza netta tra il palazzo e i cittadini che trasforma il principio cardine della trasparenza in un puro, freddo adempimento burocratico. Basta farsi un giro sulla piattaforma digitale del Comune per rendersi conto di questo freno all'azione pubblica, in cui l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Aiello produce delibere, ma sbatte contro l'incapacità o la mancata volontà di tradurle in informazioni reali per la cittadinanza. Se la trasparenza formale è garantita dalla pubblicazione a norma di legge, il non comunicare rappresenta un limite invalicabile per il coinvolgimento dei vicani, che rimangono i grandi assenti. L’albo pretorio si trasforma così in una sorta di cassaforte informatica, dove i provvedimenti ci sono ma restano invisibili a chi non mastica il linguaggio tecnico-giuridico o non ha il tempo di navigare quotidianamente tra codici, registri e allegati. Dando uno sguardo approfondito agli atti pubblicati, emerge chiaramente una miniera di informazioni sepolte che meriterebbero una diffusione tempestiva, chiara e soprattutto accessibile. Questo silenzio digitale costituisce un limite ancora più grave se si considera che la macchina comunale di Vico Equense non è affatto priva di risorse dedicate.

 

L'ente dispone infatti di una figura professionale specifica, un addetto stampa incaricato proprio di fare da ponte tra l'attività amministrativa e la cittadinanza, traducendo la burocrazia in notizie accessibili e di pubblico interesse. La presenza di un professionista della comunicazione rende questo deficit informativo un'occasione mancata ingiustificabile, che declassa la trasparenza a un vuoto esercizio formale. Oggi le amministrazioni possiedono strumenti potentissimi e immediati per dialogare con la popolazione, dalle pagine social ai canali di messaggistica istantanea fino ai portali istituzionali. Eppure, non sfruttarli appieno per la programmazione politica e amministrativa quotidiana, limitandoli a eventi di facciata o allerte meteo, rallenta lo sviluppo civile ed economico locale. Senza una corretta traduzione dal burocratese all'italiano corrente, la trasparenza resta monca perché non comunicare blocca sul nascere quel rapporto di fiducia indispensabile tra istituzione e territorio. Davanti a questo scenario, sorge spontanea una domanda cruciale: perché un'amministrazione che ambisce legittimamente a ricandidarsi e a chiedere nuovamente la fiducia agli elettori sceglie deliberatamente di non comunicare le cose che fa? Dopo più di quattro anni di mandato, appare evidente che le scelte fatte in materia comunicativa da questa governance abbiano clamorosamente fallito, trasformandosi nel peggiore degli autogol strategici. Non aver voluto o saputo costruire un canale di informazione costante e trasparente con la cittadinanza sta portando questa amministrazione a un progressivo isolamento politico e al fallimento del proprio progetto sul territorio. Arrivare alla fine del ciclo amministrativo con un simile vuoto comunicativo significa non poter raccogliere i frutti del lavoro svolto, lasciando che il silenzio istituzionale diventi l'unica e contestata eredità percepita dai cittadini. Un fallimento pesante che il sindaco Aiello, per assecondare logiche di parte, strategie di silenzio preventivo o precisi diktat di qualcuno all'interno o all'esterno della propria coalizione, si troverà inevitabilmente a pagare alle urne.

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