Vico Equense - Una giornata di intenso lavoro alle spalle, il desiderio legittimo di un bagno rinfrescante al tramonto e i passi che si dirigono verso la spiaggia del Pezzolo a Seiano. Una scena quotidiana che per Angela Esposito si è trasformata in un muro di gomma burocratico e in un profondo senso di ingiustizia. Ad accoglierla, infatti, non è stata la battigia, ma un cancello sbarrato e l'invito perentorio di un custode ad andare via: “Alle 20:00 si chiude”. L’immagine simbolo di questa barriera è un cartello ufficiale del Comune di Vico Equense che cita l’Ordinanza Sindacale n. 107 del 19/06/2021. Una disposizione nata in un'epoca di restrizioni emergenziali e rimasta lì, come un fossile burocratico, a limitare l’accesso a un bene che per legge appartiene a tutti. Il diritto costituzionale all'accesso al demanio marittimo, in questa parte di litorale, sembra avere un timer incorporato decisamente troppo severo. La contraddizione diventa paradossale se si allarga lo sguardo alla costa circostante. Poco più in là, nella zona delle Calcare, i cancelli restano aperti fino all'una di notte. Una disparità che solleva interrogativi spontanei: quale logica amministrativa o di pubblica sicurezza stabilisce che a Seiano il mare diventi "proibito" ben cinque ore prima rispetto alle Calcare? Chiudere l'accesso serale a una spiaggia libera significa, nei fatti, sottrarre alla comunità l’unico spazio di decompressione sociale rimasto dopo una giornata lavorativa. A rendere l'esperienza ancora più amara per la cittadina è stato il desolante senso di isolamento istituzionale. Di fronte a quello che riteneva un abuso, Angela Esposito ha cercato il supporto dello Stato. Dodici telefonate complessive alle forze dell'ordine – tra Polizia Locale, Carabinieri e il numero unico di emergenza 112 – si sono tradotte in un assordante silenzio. Nessuna risposta. Un vuoto comunicativo che amplifica la frustrazione di chi si ritrova respinto da una spiaggia e, contemporaneamente, ignorato dalle autorità preposte al controllo.
Il "diritto al mare" non può e non deve essere subordinato agli orari di gestione delle attività private o a vecchie ordinanze mai ridiscusse. Sbarrare una spiaggia pubblica alle otto di sera, in piena estate, appare come un insulto al buonsenso. La decisione della Esposito di procedere con una formale denuncia non è solo una reazione personale, ma una battaglia civile per pretendere risposte chiare da un'amministrazione distratta. Restituire le spiagge alla collettività, senza barriere orarie ingiustificate, è l'unico modo per dimostrare che lo spazio pubblico appartiene ancora ai cittadini.

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