venerdì 30 ottobre 2026

Manovra e Sanità: la rivolta di medici e Regioni contro lo spettro dei tagli

Lo stanziamento complessivo si ferma a circa 3 miliardi di euro. L’opposizione attacca: “Sanità pubblica al collasso”. Il ministro Schillaci difende il provvedimento: “Risorse incrementate, ora ottimizzare la spesa”

Roma - La nuova manovra finanziaria riaccende lo scontro politico e sociale sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante le rassicurazioni della vigilia, il testo definitivo della legge di bilancio ha innescato una dura reazione da parte delle Regioni, dei sindacati medici e delle forze di opposizione, uniti nel denunciare un forte scostamento tra le promesse governative e le risorse effettivamente stanziate. Al centro della contesa c’è l'entità dei fondi destinati alla sanità. Secondo i calcoli dei governatori regionali e dei rappresentanti di categoria, lo stanziamento effettivo inserito nella manovra si attesta su circa 3 miliardi di euro, una cifra che di fatto dimezza le richieste originariamente presentate al Ministero dell'Economia e delle Finanze per garantire la tenuta del sistema. Le Regioni, in particolare quelle guidate dal centrosinistra, avvertono che con queste coperture sarà impossibile azzerare le liste d'attesa e far fronte all'aumento dei costi energetici e gestionali delle strutture ospedaliere, paventando il rischio di dover tagliare i servizi territoriali ai cittadini. Di parere opposto il Ministero della Salute. Il ministro Orazio Schillaci ha rivendicato la bontà del provvedimento durante il suo intervento in Senato, sottolineando come la manovra non preveda tagli, ma un incremento reale dei fondi rispetto agli anni precedenti.

 

Secondo la linea dell'esecutivo, la vera sfida della sanità italiana non risiede unicamente nell'iniezione di nuova spesa pubblica, quanto piuttosto nell'ottimizzazione delle risorse esistenti, nel contrasto agli sprechi e in una più efficiente governance dei bilanci regionali. Le rassicurazioni del ministero non hanno convinto i sindacati dei medici e degli infermieri, che lamentano condizioni di lavoro sempre più insostenibili e la mancanza di un piano straordinario di assunzioni per contrastare la fuga di personale verso il settore privato o l'estero. Sul piano politico, il fronte delle opposizioni è compatto nell'attacco. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, hanno accusato il governo di voler deliberatamente depotenziare la sanità pubblica per favorire le strutture private. "Siamo di fronte a un disinvestimento cronico che nega il diritto costituzionale alla salute", dichiarano i leader della minoranza, promettendo battaglia in Parlamento durante l'iter di approvazione della legge.

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