sabato 24 ottobre 2026

Vico Equense. Il pittore e il parroco: storia di un'amicizia nata sui banchi di scuola

Antonio Asturi e don Pinuzzo
Vico Equense - Esiste un filo invisibile, fatto di gesso, tele, tonache e una profonda umanità, che lega indissolubilmente due dei figli più illustri di Vico Equense: il celebre pittore Antonio Asturi e il vulcanico sacerdote e intellettuale Don Pinuzzo da Bonea (al secolo Giuseppe De Simone). Una vecchia fotografia in bianco e nero li ritrae fianco a fianco: Asturi con lo sguardo severo, quasi corrucciato, tipico di chi cerca costantemente la luce interna delle cose; Don Pinuzzo con un'espressione composta, ma che lascia trasparire l'energia instancabile di chi ha dedicato la propria vita a Dio, agli ultimi e alla cultura. La loro non è stata solo una collaborazione intellettuale, ma un’amicizia nata fin dall’infanzia. Condivisero infatti i banchi della scuola elementare a Vico Equense. Già da quei primi anni, mentre Asturi manifestava un talento innato disegnando velocemente con i gessetti sulla lavagna, Don Pinuzzo ne intuiva la grandezza. Mentre il sacerdote intraprendeva il cammino della fede – diventando cappellano a Cinecittà, giornalista, poeta e infine storico parroco del Santuario di Santa Maria Visita Poveri a Bonea –, Asturi affrontava le durezze della povertà, rimanendo orfano di padre a soli dieci anni. Eppure, grazie all'aiuto del mecenate conte Girolamo Giusso e a una smaniosa passione autodidatta, divenne uno dei pittori figurativi più prolifici e apprezzati del Novecento napoletano, capace di ritrarre colossi come Benedetto Croce, Salvador Dalí e Giorgio de Chirico. Il momento più celebre e toccante del loro legame risale al secondo dopoguerra. A Vico Equense era di base il governatore militare americano, il giudice di origine italiana Michael Angelo Musmanno. Musmanno, folgorato dal genio artistico di Asturi, gli propose un ricchissimo contratto a New York, promettendogli il successo immediato nelle gallerie d'oltreoceano. Fu in quell'occasione che intervenne Don Pinuzzo. Preoccupato per il destino della famiglia del pittore e per le insidie della vita americana, il sacerdote saggiò segretamente la reale volontà dell'amico. Come scriverà lo stesso Don Pinuzzo anni dopo: «Asturi ha bisogno di far vivere figli e moglie, ora ha esigenze di pane quotidiano. La tavola dei suoi figlioli ha più diritto della sua tavolozza...».

 

Spinto dal saggio consiglio del suo parroco e amico d'infanzia, Asturi scelse di rimanere nella sua amata penisola sorrentina. Don Pinuzzo non fu solo un consigliere, ma il custode ufficiale dell'arte di Asturi, arrivando a curare e pubblicare due importanti monografie sull'artista, tra cui la fondamentale ed oggi rarissima "Asturi - Mezzo secolo di pittura" edita nel 1974. Oggi, a Vico Equense, proprio di fronte al palazzo che ospitò il governatore Musmanno, sorge il MAAAM (Museo Aperto Antonio Asturi), uno spazio che celebra quelle tele cariche di maternità, carrozze e scorci vicani. Una testimonianza tangibile di una parabola artistica straordinaria che non avrebbe avuto lo stesso corso senza la mano protettiva, la penna e il cuore grande di Don Pinuzzo.

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