Torre Annunziata, secretata la parte sulle motivazioni dello scioglimento
IL CONFRONTO
di Francesco Gravetti - Il Mattino
Napoli - Su novantadue comuni, il totale di quelli che compongono la Città Metropolitana di Napoli, dieci sono risultati, nell'anno in corso, oggetto di un'attività di monitoraggio da parte della Prefettura per sospette infiltrazioni camorristiche: una percentuale che supera abbondantemente il 10% e che, da sola, rende l'idea di quanto la geografia del potere criminale continui a intrecciarsi, capillare e ostinata, con quella amministrativa. Un dato, un numero appena: capace però di raccontare, più di tante analisi, la persistenza di una strategia della malavita di adattarsi tanto ai cicli elettorali quanto alle stagioni dei processi e delle indagini. Lo ha rivelato il prefetto di Napoli, Michele di Bari, intervenuto ieri ai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle mafie presieduta da Chiara Colosimo. Di Bari ha specificato proprio che «i clan camorristici mostrano una grande attenzione anche nei confronti dei Comuni». Tre di quei dieci enti, ha precisato il prefetto, sono già stati sciolti ai sensi dell'articolo 143 del Testo unico sugli enti locali: Poggiomarino, Torre Annunziata e Marano di Napoli.
TORRE ANNUNZIATA
Su Torre Annunziata di Bari si è soffermato a lungo, ricostruendo l'operatività del clan Gionta, affiancato dai Gallo-Cavalieri e da sodalizi minori attivi soprattutto nella gestione delle piazze di spaccio. Secretata, tuttavia, la parte più delicata dell'audizione di di Bari: quella sui motivi specifici dello scioglimento di Torre Annunziata. Il prefetto ha richiamato una sequenza di episodi che, presi insieme, compongono il quadro di una città ancora segnata dalla violenza: l'omicidio di un pregiudicato nel febbraio 2024, le stese, l'esplosione di un colpo di pistola al Lido Azzurro durante l'orario di apertura, un ferimento, un ordigno contro un'auto, una rissa al centro commerciale Maximall, gli spari contro la vettura di una famiglia vicina ai Gionta. A questo bollettino si contrappone però un segnale che di Bari ha definito «molto forte»: dal 5 maggio sono iniziati i lavori di abbattimento di palazzo Fienga, storica roccaforte del clan, simbolo di un potere che lo Stato ha scelto di demolire pietra su pietra, prima ancora che nelle aule di giustizia. Anche Marano di Napoli, oltre 58mila abitanti, conosce bene la dinamica dello scioglimento: quello dello scorso settembre è stato il quinto della sua storia recente, e ha colpito l'amministrazione guidata dal sindaco Matteo Morra dopo che la relazione prefettizia aveva documentato legami di parentela e frequentazione tra esponenti politici e famiglie della camorra, fino a partecipazioni a feste «chiacchierate». A Poggiomarino, intanto, il processo per voto di scambio politico-mafioso procede presso il Tribunale di Torre Annunziata. Proprio oggi è in programma l'ennesima udienza: sfileranno i primi testimoni della difesa, con l'apertura di una fase che si annuncia lunga, visto che gli avvocati degli imputati ne hanno annunciati un numero corposo, dopo che nelle ultime tre sedute si sono sottoposti all'esame i tre imputati: l'ex sindaco Maurizio Falanga, l'ex vicesindaco Luigi Belcuore e Franco Carillo, imprenditore già vicesindaco in passato, accusato di aver fatto da tramite tra la politica e il boss Rosario Giugliano. Tutti e tre, ai domiciliari dal 21 ottobre 2024, respingono l'accusa di aver scambiato appalti e favori con i voti del clan alle amministrative del 2020.
LE VERIFICHE
Oltre ai tre centri già sciolti, impossibile non pensare anche alle vicende di Sorrento e Castellammare di Stabia. A Sorrento, la commissione d'accesso ha chiuso in appena tre settimane una relazione di quasi duecento pagine. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha tuttavia consentito che si andasse al voto, pur prevedendo una serie di prescrizioni: l'8 giugno, al ballottaggio, Corrado Fattorusso è stato eletto sindaco. Ma tutta la campagna elettorale è stata caratterizzata dal dibattito sul «sistema Sorrento» e sulle indagini scaturite, tra l'altro, nell'arresto dell'ex sindaco Massimo Coppola. Anche a Castellammare gli ispettori della commissione d'accesso hanno terminato le verifiche su appalti, assunzioni e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, inviando la relazione finale al ministero dell'Interno: ora c'è attesa per le decisioni del Governo e, nel frattempo, non mancano le polemiche.

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