Visualizzazione post con etichetta Sartori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sartori. Mostra tutti i post

sabato 10 maggio 2008

Il fattore incompetenza

(Giovanni Sartori) - Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l'aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Tremonti, Sacconi, Brunetta) l'incompetenza regna sovrana. Si dirà che è sempre stato così sin da quando la Dc inventò il manuale Cencelli per la spartizione dei posti di governo. Però proprio così no. Ai tempi del dominio Dc non c'era alternanza. Inoltre vigeva la convenzione dei governi «brevi». Pertanto il potere veniva spartito in rapida rotazione pescando sempre nella stessa nomenklatura. Il che consentiva a tutti di tornare più volte al potere, e così finiva che molti tornassero a ministeri che avevano già guidato. La competenza valeva poco anche allora; ma la prassi finiva per produrre ministri che si erano man mano addestrati. Oggi non è più così. E il manuale Cancelli è testé stato perfezionato dal manuale Verdini (un sistema di punteggio per le posizioni di potere che determina i posti assegnati a Fi, An e Lega). Senza contare che se uno sbaglia una volta e poi continua a malfare cento volte, alla fine il danno è centuplicato. Difatti è per questo che oggi siamo, nell'Occidente, quasi in fondo in quasi tutte le graduatorie. Facciamo qualche esempio... Continua

domenica 6 gennaio 2008

Girandole elettorali

(di Giovanni Sartori) - Il nostro stupidume politico quest’anno ha celebrato ed esibito il suo meglio attorno a Capodanno. Perché la proposta elettorale di Dario Franceschini, il numero due di Veltroni, supera ogni precedente primato per: 1)incomprensibilità, 2)confusioni a catena. Primo: incomprensibilità. Vale a dire, non si capisce quale sia l’intento. La proposta Franceschini a chi giova? A chi o cosa serve? Come osserva D’Alema: «Con questa mossa si rovescia il tavolo delle riforme... si rischia di sfasciare tutto». Siccome i tempi per concludere qualcosa sono strettissimi, la mossa potrebbe avere un senso soltanto se Franceschini sa già che la Corte costituzionale boccerà il referendum. Il che allungherebbe i tempi per il negoziato parlamentare. Ma l’ipotesi che Franceschini «sappia già» è offensiva per la Corte e non può essere accolta senza prove. Resta allora l’ipotesi che Veltroni usi Franceschini per sfasciare tutto e, appunto, andare al referendum. Il che farebbe dubitare del buon senso del leader del Pd. Perché con il referendum passerebbe un premio di maggioranza spropositato che lui ha poche probabilità, al momento, di vincere. Come si vede, gira e rigira la mossa di Franceschini è incomprensibile. A meno che non sia soltanto improvvisata. Secondo: confusioni a catena. La proposta Franceschini è, in realtà, una variopinta insalata di proposte (al plurale). Non propone soltanto il sistema francese (elezione diretta del capo dello Stato) ma anche, in alternativa, il già defunto modello israeliano (elezione diretta del capo del governo altrimenti nota come «il sindaco d’Italia»), come se fossero soluzioni interscambiabili… continua