Referendum bocciato. La Campania ci mette del suo nel flop della consultazione, già chiaramente delineato ieri in base ai dati dell´affluenza. Alle 19 infatti, cioè a metà del tempo totale di votazione, il dato nazionale, 11.3 per cento, dava l´astensionismo trionfante. Con la Campania a fare il suo ruolo: 6.1 per cento, dato superato in negativo solo da Sicilia e Sardegna. Al dato più evidente se ne aggiunge però un altro, che pure parla di rifiuto del referendum. Nei Comuni dove si votava anche per il ballottaggio, le percentuali di votanti per la sfida a sindaco sono spesso superiori a quelle per i referendum, con punte di più 2 per cento a Ariano Irpino e più 4 a Avellino e Sant´Antonio Abate. Segno evidente di elettori che hanno votato il sindaco, ma rifiutato le schede referendarie. Grazie soprattutto al ballottaggio nelle due popolose realtà del capoluogo e di Ariano, l´Irpinia è comunque l´unica realtà provinciale che porta anche i referendum sopra al 10 per cento. Certo non eclatante il 5.3 registrato a Napoli città. Il dato delle 19 dice però che anche i ballottaggi hanno registrato una fuga dal voto rispetto al dato omologo del primo turno. Avellino ha 27 punti percentuali in meno, Gragnano 22, Ottaviano 16, Battipaglia 15. Seggi deserti insomma. E tantissimi napoletani sono rimasti a terra per la quasi totale assenza di mezzi pubblici in città. Fallito il tentativo della Anm di ridurre la fuga dei suoi dipendenti verso i seggi per fare gli scrutatori. Ne era talmente consapevole l´azienda da aver comunicato laconicamente che «il servizio in linea di sabato 20 giugno subirà una leggera flessione, qualche riduzione in più è prevista per domenica 21». Buio totale sul destino dei napoletani che oggi riprenderanno le normali attività avendo gran parte del personale Anm di stanza ai seggi. (Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)
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lunedì 22 giugno 2009
Referendum, è fuga dalle urne
Referendum bocciato. La Campania ci mette del suo nel flop della consultazione, già chiaramente delineato ieri in base ai dati dell´affluenza. Alle 19 infatti, cioè a metà del tempo totale di votazione, il dato nazionale, 11.3 per cento, dava l´astensionismo trionfante. Con la Campania a fare il suo ruolo: 6.1 per cento, dato superato in negativo solo da Sicilia e Sardegna. Al dato più evidente se ne aggiunge però un altro, che pure parla di rifiuto del referendum. Nei Comuni dove si votava anche per il ballottaggio, le percentuali di votanti per la sfida a sindaco sono spesso superiori a quelle per i referendum, con punte di più 2 per cento a Ariano Irpino e più 4 a Avellino e Sant´Antonio Abate. Segno evidente di elettori che hanno votato il sindaco, ma rifiutato le schede referendarie. Grazie soprattutto al ballottaggio nelle due popolose realtà del capoluogo e di Ariano, l´Irpinia è comunque l´unica realtà provinciale che porta anche i referendum sopra al 10 per cento. Certo non eclatante il 5.3 registrato a Napoli città. Il dato delle 19 dice però che anche i ballottaggi hanno registrato una fuga dal voto rispetto al dato omologo del primo turno. Avellino ha 27 punti percentuali in meno, Gragnano 22, Ottaviano 16, Battipaglia 15. Seggi deserti insomma. E tantissimi napoletani sono rimasti a terra per la quasi totale assenza di mezzi pubblici in città. Fallito il tentativo della Anm di ridurre la fuga dei suoi dipendenti verso i seggi per fare gli scrutatori. Ne era talmente consapevole l´azienda da aver comunicato laconicamente che «il servizio in linea di sabato 20 giugno subirà una leggera flessione, qualche riduzione in più è prevista per domenica 21». Buio totale sul destino dei napoletani che oggi riprenderanno le normali attività avendo gran parte del personale Anm di stanza ai seggi. (Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)
venerdì 19 giugno 2009
Referendum, lite sull’astensione
Si rivelano variegate le posizioni dei partiti sul referendum elettorale del 21 giugno. Il Pdl ha assicurato alla Lega che non ci sarà campagna elettorale in favore del referendum e non ha dato indicazioni di voto, ma Berlusconi andrà a votare sì, come Gianfranco Fini, Antonio Martino, Gaetano Quagliariello e i ministri Ignazio La Russa, Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari liberali di Carlo Giovanardi si asterranno. Il Pd è schierato per il sì con l’obiettivo di affidare al parlamento una più ampia riforma del sistema di voto. Ma c’è anche chi è di parere diverso, come Francesco Rutelli e Vannino Chiti. Contrarissima la Lega che ha chiesto ai propri elettori di disertare i seggi o, se voteranno per i ballottaggi, a non ritirare le schede relative ai referendum. Stessa linea seguirà l’Mpa. La Lega ha chiesto cartelli nei seggi per indicare l’opzione dell’astensione e il ministro Roberto Maroni che i presidenti di seggio ne informino i votanti. L’Udc si è da subito schierato per l’astensione con l’obiettivo di far mancare il quorum. Anche la Destra e tutta la sinistra radicale - dal Prc al Pdci, a Sinistra e libertà - sono schierate per l’astensione. Inizialmente favorevole al referendum, l’Idv ha cambiato parere e ora sollecita a votare per il no. Come i radicali. sono per il no. (Il Mattino)
mercoledì 17 giugno 2009
«Referendum, battiamo l’arroganza di Bossi»
«È l’occasione per Napoli e il Mezzogiorno per punire l’arroganza di Bossi». Il leader referendario Mario Segni è oggi in città, prima tappa del suo tour in Campania, per sostenere le ragioni del sì al referendum del 21 e 22 giugno prossimi. L’incontro stamattina, nella sede del Consiglio comunale, con Leonardo Impegno, presidente dell’assise, e il deputato Marcello Taglialatela, coordinatore cittadino del Pdl. «Il referendum - dice Segni - è un treno che non passa più: è ora di dare una picconata al Porcellum, il peggior regalo lasciatoci dalla casta partitocratrica. Una legge che ha trasformato il Parlamento da rappresentanza di eletti dal popolo ad accolita di nominati dai vertici di partito». Quale risposta si aspetta da Napoli? «La città ha dato un contributo importante in occasione della raccolta delle firme. Le adesioni sono state circa 69 mila su un totale di 800 mila. Numeri incoraggianti che chiaramente, da soli, non sono sufficienti. Serve un grande sforzo per combattere innanzitutto il clima di indifferenza e ostilità creato intorno a questa consultazione». Lei oggi incontrerà due esponenti importanti della vita polito-istituzionale cittadina, uno del Pd e uno del Pdl. Da una parte il sostegno è già noto, dall’altra cosa si aspetta? «Spero che nel Pdl prevalga la libertà di coscienza. Credo che siano in tanti i napoletani che vorranno dare uno schiaffo all’arroganza della Lega e all’impudenza del ministro Maroni che è arrivato a minacciare i presidenti di seggio. Tra l’altro ricordo che, quando avviammo la raccolta di firme, incontrammo anche i partiti e Forza Italia espresse grande entusiasmo». Se gli elettori del Pdl dovessero seguire le indicazioni del premier, considerato lo scarto di oltre 20 punti percentuali tra centrodestra e centrosinistra registrato alle ultime provinciali, il referendum è spacciato? «È una battaglia dura in tutta Italia. Eppure qui a Napoli e dintorni, la frattura tra cittadini e politica potrebbe ricomporsi proprio in questa occasione, essendo la vittoria dei sì al referendum l’opportunità per voltare pagina». Lei ha usato parole dure nei confronti dell’Idv per la posizione assunta rispetto al referendum. Il movimento di Di Pietro è oggi il terzo partito di Napoli e provincia. «L’Idv può diventare anche il primo partito, ma il suo voltafaccia è ingiustificabile: non può prima raccogliere le firme e poi fare marcia indietro». (Enrica Procaccini il Mattino)
lunedì 15 giugno 2009
Referendum elettorale: una scelta "bipartitica"
Confronto tra le ragioni del "SI" e quelle del "NO"Vico Equense - Il 21 e 22 giugno 2009 saremo chiamati a votare per i referendum abrogativi su tre quesiti referendari. Cosa accadrà in caso di vittoria del SI? Quali scenari? Quali opportunità? Quali rischi? A queste e ad altre domande il Circolo del Partito democratico “Carlo Fermariello” venerdì 19 giugno 2009, ore 19 presso l’Hotel Oriente, cercherà di dare delle risposte con l’aiuto di due fra i massimi esperti nazionali in materia, coinvolti su fronti opposti. Amedeo Lepore, Professore Universitario di Storia Economica e Presidente Nazionale del Comitato per il SI, e Geppi Rippa, Direttore di Quaderni Radicali, Comitato per il NO.
1° quesito
Relativo al premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati, è stato intitolato dall’Ufficio centrale per il re
ferendum: «Elezione della Camera dei Deputati – Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste». Esso intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio di maggioranza - che garantisce 340 seggi - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le ‘liste’ che ottengono almeno il 4% dei voti su base nazionale.2° quesito
Relativo al premio di maggioranza regionale per il Senato, è stato intitolato dall’Ufficio centrale per il referendum: «Elezione del Senato della Repubblica – Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste». Anche tale quesito intende abolire le coalizioni: vince il premio regionale - che garantisce il 55% dei seggi della Regione - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione d
ei seggi le liste che ottengono almeno l'8% dei voti su base regionale.3° quesito
Relativo alla disciplina della candidature, è stato intitolato dall’Ufficio centrale per il referendum: «Elezione della Camera dei Deputati - Abrogazione della possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione». Tale quesito intende abolire le cosiddette ‘candidature multiple’, ossia la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con successiva eventuale opzione nel caso di elezione in più di una circoscrizione.
lunedì 4 maggio 2009
Re(ferendum)
Del Referendum in programma il 21 giugno si dovrebbe un po’ discutere. «Ci troviamo nella condizione di un uomo in mezzo al mare: se resta fermo è morto. L'unica speranza che ha è quella di cominciare a nuotare»: è con questa similitudine che Antonio Di Pietro ribadisce il "sì" del suo partito al referendum elettorale. Una similitudine che dà l'idea di quanto sia sofferta però questa scelta nel centrosinistra. Il rischio c'è, ammette il leader di Idv, perché, se dovesse passare il referendum, il partito che raggiungesse la maggioranza relativa otterrebbe il 55% dei seggi. «Ma è un rischio - dice Di Pietro - che va affrontato». In casa PD c’è già qualche ripensamento sul si adottato dalla direzione. Perché qualcuno, — ora con più argomenti, dopo le dichiarazioni di voto del Cavaliere — comincia a porre il problema che “con il bipartitismo Berlusconi si prende tutto. Torna al voto e fa cappotto”. Pier Ferdinando Casini, punta il dito contro Pd e Idv: «Con il loro "sì" faranno di Berlusconi l'imperatore d'Italia. E' una scelta miope di Franceschini, che sui temi istituzionali aggiunge il proprio voto a quello di Berlusconi. Sembrava che dopo Veltroni il Pd avesse capito che il bipartitismo era una idea per consolidare il potere di Berlusconi, ma evidentemente non è così. Questa è solo una illusione del Pd, pensano che dopo una eventuale affermazione del sì, si possa fare una legge elettorale alla tedesca. Ma se passa il sì, Berlusconi avrà la tentazione di andare a votare subito per liberarsi della Lega. E' assurdo criticarlo, come fa il Pd, e poi metterlo sul trono».
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