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martedì 22 luglio 2008

Accesso al mare, obbligo di legge, ma nel Belpaese resta una chimera

Cancelli, sbarramenti, paletti, recinzioni. Esistono molte maniere per impedire l'accesso al mare. In comune hanno un unico elemento: sono illegali. Lo ha stabilito il 16 febbraio 2001 la terza sezione penale della Corte di Cassazione: "Nessuna proprietà privata e per nessun motivo può impedire l'accesso al mare alla collettività se la proprietà stessa è l'unica via per raggiungere una determinata spiaggia". Dunque negare l'accesso al mare è un atto illegale. Ma frequente. Lo ha denunciato il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci con un'interrogazione parlamentare in cui si cita una serie di abusi. In provincia di Siracusa, nel lungo tratto di costa tra il faro Massoliveri e l'Arenella, nella zona del Plemmirio, i cancelli che impediscono l'accesso al mare sono aumentati del 50 per cento in un anno. Due di questi cancelli sono stati eliminati il 14 luglio grazie a un intervento della Procura. Stesso discorso, fa notare Realacci, per gli stabilimenti balneari. Nonostante la Finanziaria del 2006 abbia stabilito che "è fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione", in molte regioni la spiaggia pubblica è diventata ormai un lontano ricordo: tra ombrelloni, lettini, chioschi e spogliatoi, i gestori dei lidi stanno privatizzando il mare. Sono oltre 5 mila, gli stabilimenti balneari disseminati lungo il perimetro dello stivale dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria, isole comprese. Dati che vengono confermati dal dossier sulle spiagge in concessione del litorale romano presentato pochi giorni fa da Legambiente: solo 10 stabilimenti su 53 lasciano libero accesso al litorale. Se proviamo a estendere questo dato ai 7.375 chilometri di litorale di cui dispone il nostro paese, scopriamo che esiste una tassa occulta sul mare, una tassa tollerata nonostante le indicazioni precise che vengono dalla magistratura. Secondo il Manuale di autodifesa dei bagnanti, pubblicato dai Verdi, la rinuncia al diritto collettivo avviene a tutto vantaggi di pochi: il gestore di 10 mila metri quadrati di arenile paga in media 850 euro al mese. Nel 2005, a fronte di un fatturato di quasi 2 miliardi di euro, i gestori delle spiagge hanno pagato allo Stato poco più di 40 milioni di euro. I gestori sostengono che queste cifre sono adeguate perché organizzare uno stabilimento balneare comporta un lavoro lungo e faticoso. Resta il fatto che si tratta di un piccolo tributo versato allo Stato per un'occupazione di spazio significativa. Ecco alcuni dei numeri contenuti nel rapporto della Legambiente. In Liguria su 135 chilometri di spiagge solo 19 sono liberi. In Emilia Romagna 80 chilometri su 104 sono occupati da bagni privati. Nel Lazio, in Abruzzo, in Calabria, in Basilicata, in Toscana metà della spiaggia è occupata da lettini e ombrelloni. Invece in Campania ci sono 130 chilometri di spiagge con libero accesso a fronte di 80 chilometri di spiagge con stabilimenti e in Puglia le spiagge libere arrivano al 75 per cento. In Sicilia e Sardegna le spiagge senza dazi sono quasi ovunque la norma (con qualche eccezione come Mondello dove si fatica a trovare qualche centimetro libero di sabbia). (di Antonio Cianciullo Repubblica)

giovedì 22 maggio 2008

Il plauso di Realacci: sì all'Esercito

Il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci plaude alla decisione di Berlusconi di dichiarare le discariche siti di interesse nazionale e quindi controllate dall'Esercito, ma non risponde alla domanda: perchè questa misura non l'ha presa il governo Prodi? Realacci, dunque — con i colleghi Letta, Bersani, Minniti e Tenaglia e Morando — ha commentato in diretta i provvedimenti del governo in materia di rifiuti, di sicurezza e economici, affermando che molte delle misure contenute nel decreto sui rifiuti sono «in continuità» con quelle del passato. A cominciare dalla nomina a sottosegretario di Guido Bertolaso, «uomo di grandissimo valore, chiamato a suo tempo dal centrosinistra», come commissario all'emergenza rifiuti. In continuità con le politiche precedenti è il coinvolgimento delle singole Province nei processi di smaltimento, mentre la novità è appunto quella della militarizzazione delle discariche che limita gli interventi della magistratura, che recentemente ha adottato misure «fuori contesto», come il sequestro di una discarica per vizi di forma. Infine, annunciando che domani sarà in Campania per incontrare gli amministratori del Pd, Realacci ha detto: «Noi faremo la nostra parte, ma per interrompere il circolo vizioso anche il centrodestra, che ha recentemente contestato De Gennaro, deve fare la sua parte». (Rosanna Lampugnani da il Corriere del Mezzogiorno)

Stretta autoritaria

"Inaccettabile dal punto di vista democratico e dei contenuti". Così l'ex-segretario del Prc, Franco Giordano, giudica le decisioni del governo in merito all'emergenza rifiuti in un'intervista a il “Corriere della Sera”. "E' di un autoritarismo inquietante", osserva perchè "è una cosa drammatica la militarizzazione" delle discariche. "Chi si avvicina, prende cinque anni di galera. Ma scherziamo? E' una stretta autoritaria e pericolosa", conclude.

giovedì 15 maggio 2008

Crisi rifiuti

Non si fermano i roghi di spazzatura in Campania, in particolare a Napoli e provincia. Secondo i vigili del fuoco, che da tempo sono chiamati a un superlavoro, nella regione sono stati 56 gli interventi per spegnere incendi di spazzatura. E' il bollettino delle ultime 24 ore, aggiornato alle 6,30. 43 gli incendi a Napoli, dieci a Caserta, uno a Benevento e due a Salerno... Il commissario Gianni De Gennaro e la sua struttura tecnica stanno lavorando interrottamente per arginare quella che potrebbe essere la più grave crisi degli ultimi nove mesi, in considerazione anche del fatto che l´estate sia ormai alle porte. Lungo le strade della Campania (ma prevalentemente nei centri delle province di Napoli e Caserta) ci sono più di 40mila tonnellate di spazzatura, l’equivalente di circa una settimana di produzione quotidiana dell´intera regione. Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del Governo ombra del Pd e Tino Iannuzzi segretario del Pd Campania commentano il riacutizzarsi dell'emergenza rifiuti in Campania. ''Serve sicuramente la piena attuazione dell'ultimo decreto legge sulla raccolta differenziata in ogni comune,'' proseguono i due esponenti del Pd, ''ma serve oggi e subito grande senso di responsabilità da parte di tutti i territori e di tutte le province per individuare i siti per le discariche che sono e saranno necessarie per uscire da questa drammatica situazione. Questa e' la via obbligata a cui nessuno può sottrarsi per ritornare alla gestione ordinaria, che passa anche per la realizzazione dei termovalorizzatori''. ''I cittadini campani hanno ragione ad essere preoccupati -concludono i due deputati- Hanno bisogno di certezze per poter sperare in un futuro migliore. Ma non dobbiamo dimenticare che nel caos, come nell'incapacità e nella debolezza della politica, avanza il degrado anche civile e la camorra prospera''

Berlusconi: in ansia per i rifiuti, non per Alitalia
Napolionline - la citta vista da dentro - giovedì 15 maggio 2008

giovedì 10 gennaio 2008

Il sindaco di Sarno chiede una smentita a Stella e Realacci

"Mi spiace dover smentire autorevoli esponenti del mondo del giornalismo e della politica quali Gian Antonio Stella ed Ermete Realacci, ma sciorinare dati assolutamente infondati a prova di una supposta conoscenza del problema rifiuti in Campania non aiuta il dibattito, ma lo rende sterile e poco utile". Lo afferma il sindaco di Sarno, in provincia di Napoli, Amilcare Mancusi che spiega: "Ieri sera, nella puntata di Ballaro', Stella ha citato, senza minimamente preoccuparsi di verificare il dato, una statistica vecchia di 3 anni che il sottoscritto usava da candidato sindaco nel 2004, secondo la quale la quota di raccolta differenziata di Sarno sarebbe allo 0,4 per cento. Il presidente della Commissione Ambiente della Camera, onorevole Realacci, avrebbe fatto bene a documentarsi, anche solo con una telefonata in Comune, invece di usare Stella come fonte".
"E' il sottoscritto - continua Mancusi - a dover chiedere conto all'onorevole Realacci di un termovalorizzatore in Campania che ci costringe a portare i nostri rifiuti fuori regione, in Puglia. Come mi ha appena confermato l'assessore al Bilancio, Piercamillo Falasca, questa scelta coraggiosa e' particolarmente costosa per il Comune e per i cittadini (si incassano 3 milioni di euro per spenderne 5), che dovranno sostenere con un rialzo della tassa le mancate scelte della Giunta Bassolino. A Stella e a Realacci chiedo una smentita". (Agi)