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giovedì 17 luglio 2008

La solitudine dei socialisti

Stalin non voleva «nemici a sinistra». Così, aveva cambiato l'invocazione di Karl Marx — «Proletari di tutto il mondo unitevi» — nell'imperativo «Comunisti di tutto il mondo uniti» (sotto la bandiera imperiale dell'Unione Sovietica). Era la dura logica del «socialismo in un solo Paese». Dissoltasi la «grande menzogna», i superstiti del comunismo italiano non sopportano «concorrenti a destra». È la sottile logica del «riformismo in un solo partito». La Terza Internazionale comunista era nata in una prospettiva totalitaria. Chi ne stava fuori era un «rinnegato» (Lenin su Kautsky) o «fascista» (il Cremlino sui socialdemocratici tedeschi). Il Partito democratico invece è nato nella prospettiva pluralista di un'alternanza al potere fra forze democratiche. Chi ne sta fuori non è un eretico della stessa famiglia socialista, anzi; se mai, è solo scomodo perché testimone del fallimento della sola, grande eresia, quella comunista, consumatasi con la scissione di Livorno del 1921. Palmiro Togliatti si era adeguato al principio «nessun nemico a sinistra» — al punto di avallare l'assassinio di Trotzky e firmare la condanna a morte, l'uno e l'altra decretati da Stalin, dei dirigenti del Pc polacco — e all'imperativo «Comunisti di tutto i mondo uniti», tanto da esserne il mefistofelico interprete nel proprio Paese fino all'ultimo giorno di vita, in una clinica sovietica. Antonio Gramsci, che, invece, ne diffidava, sarebbe morto in una prigione fascista, ignorato dallo stesso Togliatti e dimenticato dal Pci di cui era stato uno dei fondatori. Il Pd — che del partito togliattiano non ha né la lucida visione strategica né la perfida intelligenza politica — incarna la logica del «riformismo in un solo partito » da par suo; non fa nulla per rinsaldare i rapporti con il concorrente socialista, cui ha preferito l'alleanza elettorale con il giustizialista Di Pietro, sperando, piuttosto, che, prima o poi, «con calma e serenità», tiri le cuoia. Da Tangentopoli all'arresto di Ottaviano Del Turco, le vicende che hanno visto intrecciarsi le fortune degli ex comunisti del Pci e le disavventure dei socialisti del Psi sono intessute di questo singolare parallelismo. Da qui il senso di estraneità emerso in questi giorni nei confronti di un rappresentante autorevole del mondo socialista che qualcuno nel Pd abruzzese ha lamentato addirittura sia stato catapultato da Fassino. Da qui la tiepida reazione del Pd all'offensiva giudiziaria nei confronti di Del Turco, testimoniata anche dall'intervista di Luciano Violante pubblicata oggi su questo giornale. Fra la dura monocrazia del Pci di Togliatti e l'ascetico moralismo di Berlinguer, entrambi ostili al «nemico di sinistra», ma in eguale misura antisocialisti, da una parte, e il morbido e ambiguo riformismo dei loro successori nel Pds, nei Ds e, ora, nel Pd, che si sono rassegnati ad avere «nemici a sinistra», ma sono rimasti antisocialisti, dall'altra. Una specie di sorda continuità antisocialista, nella dichiarata discontinuità riformista, che consente al postcomunismo di sottrarsi a una scelta culturale, politica e, perché no, elettorale, nella speranza che siano le vicende giudiziarie «di alcuni socialisti» a risolvere la competizione col socialismo a proprio favore dopo che a sconfiggere il comunismo è stata la storia. (Piero Ostellino Corriere della Sera)

martedì 8 luglio 2008

Turismo, i socialisti attaccano Velardi

I Socialisti europei (ex Sdi) hanno sfidato l'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi che ha sostituito il loro rappresentante in giunta Marco Di Lello. Il consigliere Gennaro Oliviero, nel corso della seduta della commissione competente, ha infatti annuciato che la richiasta alla presidenza del Consiglio di iscrivere all'ordine del giorno della prossima seduta il disegno di legge in materia di turismo, firmato proprio da Di Lello. Alla riunione della Commissione ha preso parte lo stesso Velardi. «L'unico testo di riforma del turismo che si deve discutere — ha spiegato Oliviero — è quello di Di Lello, sul quale la commissione ha già svolto audizioni su tutto il territorio e del quale ha già iniziato l'esame. Ogni altra iniziativa, soprattutto quelle che tendono a scavalcare la funzione legislativa del Consiglio Regionale, non possono essere oggetto di alcun esame, se non per procedere al loro annullamento ». Durante la riunione i consiglieri di centrodestra hanno invitato l'assessore a ritirare le due delibere amministrative sul turismo che hanno provocato negli scorsi giorni la reazione risentita della Presidente del Consiglio Sandra Lonardo che ha ritenuto questo atto una mancanza di rispetto per la funzione legislativa dell'assemblea. Velardi ha rifiutato. Il vicepresidente del Consiglio Salvatore Ronghi ha cercato di approfittare della dialettica Consiglio-giunta oper mettere in rilievo il fatto che, secondo lui, il centrosinistra è in crisi. «L'assessore Velardi ha ammesso — ha affermato Ronghi — di non essere rappresentante della maggioranza e che andrà avanti per la sua strada pur se in contrasto col Consiglio. Ancora una volta è evidente che non esiste più una maggioranza di centrosinistra in questa regione e che resta indispensabile tornare alle urne ». Voci critiche verso Velardi si sono levate anche per opera dei rappresentanti nella commissione di Pd (Franco Casillo), Giuseppe Maisto e Nicola Marrazzo (Idv). Come spesso accade ha cercato di fare il pompiere il capogruppo di rinfondazione comunista Vito Nocera.Che ha invitato «l'assessore Velardi e la commissione aritrovare la sinergia necessaria per affrontare una materia tanto importante per l'economia della Campania come il turismo ». Ma è chiaro che la mossa a sorpresa di Oliviero abbia evidenziato alcune spaccature all'interno del centrosinistra. Velardi, dal canto suo, ha cercato di non esasperare i toni. «Ho presentato — ha affermato l'assessore — una proposta correttiva del disegno di legge che si sta discutendo. Io voglio discutere con la commissione per arrivare ad una soluzione condivisa. Quando ho detto che andrò avanti per la mia strada volevo solo dire che avrei continuato a fare il mio dovere di assessore». (R.P. da il Corriere del Mezzogiorno)

«Vaimo'», la grande notte di Pino Daniele
Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 08 luglio 2008

martedì 4 marzo 2008

Alleanza riformista cancellata dalle liste

“I socialisti del partito democratico sono stati cancellati: non c’è traccia della loro presenza nelle liste dei candidati per la Camera e per il Senato in Campania”. Lo si sottolinea in una nota di Alleanza Riformista, la componente socialista del Pd che aveva proposto la candidatura di Felice Iossa. “Avevamo subito di tutto, anche durante la composizione delle liste per le primarie. Eppure, tutti avevano riconosciuto la forza crescente dei socialisti e la loro qualità. I posti utili nelle liste in Campania sono stati occupati solo da esponenti dei Ds e della Margherita". "Di quale rinnovamento parliamo? E come è possibile avere tanti candidati che non hanno nessun rapporto con la città di Napoli e che andranno via subito dopo le elezioni, lasciando di fatto Napoli senza rappresentanza parlamentare? Ne prendiamo atto; a breve riuniremo la direzione regionale di Alleanza Riformista da cui scaturiranno le nostre decisioni”, conclude la nota.

Il consigliere regionale Felice Iossa si è dimesso dalla direzione regionale del Pd, con una lettera al segretario Iannuzzi in cui afferma di non condividere l’operato dello stesso Iannuzzi per la composizione delle liste.

Ecco le liste del Partito Democratico
Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 04 marzo 2008

domenica 24 febbraio 2008

Incazzati

I socialisti lanciano la loro campagna all’insegna dell’incazzatura. Il partito di Enrico Boselli si è lanciato in un’avventura che ha il sapore e il linguaggio di certi titoli del vecchio quotidiano Lotta continua più che della rigorosa tradizione socialista del secolo scorso. «Sono donna e sono incazzata… Non ho lavoro e quando lo trovo mi pagano meno di un uomo…Non posso lavorare e avere figli perché mancano asili e servizi… Attaccano i miei diritti di donna con la scusa che turbano la loro coscienza». L’idea di rompere con il passato, e di virare su una campagna «politicamente non corretta, è venuta all’ex parlamentare ds Alberto Nigra che di recente è passato al Partito socialista.