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giovedì 6 novembre 2008

Se la Regione ha il mal d' aria

Regione Campania - E poi ci sono gli aeroplani. Quelli che fanno viaggiare e che garantiscono la crescita delle aree metropolitane che non hanno voglia di implodere nel proprio isolamento. Ci sono, o ci dovrebbero essere, gli aeroporti, i grandi hub, e una classe politica in grado di valutare le difficoltà e difendere quantomeno le tratte esistenti. Ma i tempi di crisi cambiano di posto le priorità e non aiutano a prendere decisioni lucide. Dispiace esercitare la poco interessante arte dell' auto-citazione, ma qualche mese fa, su questo giornale, scrivevo: «In attesa di un esito certo dell' accordo col quale si dovrebbe decidere un nuovo partner per Alitalia, è giusto chiedersi se questo accordo sia una questione di tipo meramente finanziario, di livello più o meno internazionale, utile a difendere un marchio e qualche migliaio di imperdibili posti di lavoro, oppure se determinerà in Italia una nuova geografia territoriale, allungando delle distanze e accorciandone altre, sollecitando alcuni progetti e facendone abbandonare, forse definitivamente, altri». Già allora era abbastanza chiaro che la riorganizzazione del trasporto aereo italiano avrebbe penalizzato Napoli e la Campania. Non soltanto per l' abbandono di alcuni slot e la riduzione o annullamento di alcune tratte, in particolare sulla Napoli-Milano, ma anche perché la grande sfida della modernizzazione e allargamento funzionale del trasporto aereo per l' intera regione sarebbe stata, come nei fatti è stata, derubricata a semplice progettualità futura, senza traguardi definiti e senza più danaro da investire. Tra le tante questioni, il nuovo aeroporto di Grazzanise, che sarebbe dovuto diventare, prima, la "seconda pista" di Capodichino e, poi, un nuovo hub internazionale in grado di assorbire buona parte dei quasi 5 milioni di passeggeri attuali, fino ai 6,3 milioni del 2012 (improbabile data prevista per l' apertura), ai 10 milioni del 2020, ai 15 del 2030, è fuori dalle politiche e persino dai pur sbrigativi scenari elettorali futuri della Regione. Tutte le istituzioni interessate dalla radicale trasformazione che la fine di Alitalia e la ipotetica nascita di Cai aveva implicato, si sono fatte sentire e hanno reclamato, con Formigoni, la Moratti, Marrazzo, Bossi, un ruolo nella trattativa e nel controllo degli spazi e dei benefici acquisiti nel trasporto aereo nazionale. Il governo regionale campano evidentemente riteneva di non propria competenza questa riorganizzazione dei voli e, non solo non ha mai fatto sentire la propria voce, ma ha abbandonato il progetto per Grazzanise e ha puntato tutto su Capodichino, trasformato dai nuovi lavori di ristrutturazione in un city airport, ma nel quale il numero dei voli nazionali tenderà a scendere nel medio-periodo e i prezzi, già oggi il doppio o il triplo di tratte equivalenti in partenza dai maggiori scali del nord, tenderanno a salire. La conseguenza di questa inspiegabile inerzia e assenza di politiche adeguate e di visioni strategiche ha costretto i vertici regionali a correre ai ripari in questi giorni aprendo trattative con il governo, sperando in nuove compagnie interessate a collegare Napoli e la Campania col resto del mondo. Tra l' altro il calo, già verificatosi in questi ultimi mesi, dei passeggeri di Capodichino non induce all' ottimismo, mentre la nuova linea dell' alta velocità ferroviaria sarà di difficile contrasto sulle tratte medio-brevi. Che dire. Nonostante qualche segnale negativo, come la recente crisi del consorzio Unico, la "cura del ferro" per la Campania sta avendo risultati importanti, ma l' assenza di una "cura dell' aria" minimamente confrontabile con quanto si fa in Europa, rischia di ritardare di decenni parecchie ipotesi di sviluppo. (Giuseppe Guida)

Provinciali, si aprono i giochi: nel Pd spuntano Nicolais e Rea, per il Pdl in gioco Russo e Bobbio

venerdì 19 settembre 2008

Ali ...


Non abbiamo mai parlato di Alitalia. Non perché il tema non fosse importante, ovviamente. Solo perché se ne parlava già dovunque. Per ovvi motivi, tuttavia, almeno oggi mi pare che si debba almeno citare la cosa. Per approfondimenti da La voce.info

mercoledì 28 maggio 2008

Aponte (Msc) entra nella cordata per Alitalia

C'è anche l'armatore napoletano Gianluigi Aponte nel «gotha» industriale che dovrebbe rilevare l'Alitalia. Terminato il giochino delle autopromozioni, con imprenditori che si dicevano disponibili alla «cordata» italiana, ma solo per farsi un po' di pubblicità, ecco che il gioco si fa davvero duro. E i duri giocano. Si tratta di imprenditori italiani di grande livello, disposti a entrare nell'avventura di Alitalia con cifre consistenti. Perché si tratta di salvare una compagnia di bandiera che archivia il 2007 con un rosso di 495 milioni, ben più alto del patrimonio netto ormai ridotto a 381. Ormaai, quindi, sull'orlo della bancarotta tanto da aver bisogno di un prestito ponte di 300 milione dal governo. E allora, ecco, che si concretizza quella cordata di «salvatori» tricolori messa insieme dal mediatore Bruno Ermolli. Accanto a Carlo Toto, patron di Air One, ci sarebbero Colaninno senier, Riva, Fossati, Ligresti, Bracco, Marcegaglia, Tronchetti Provera e, appunto, Aponte. Il leader di Msc dovrebbe partecipare con una prima tranche di 50-100 milioni che lo porrebbe nella prima fascia di contribuzione azionaria. Accanto a loro, come partner internazionale si cerca di convincere la tedesca Lufthansa. Gianluigi Aponte da tempo sta dando alla Msc un «imprinting» di soggetto mondiale nei trasporti. Dalla sua magione di Ginevra, dove da tempo si è trasferito, il fondatore della compagnia immagina un vettore che unisce trasporto sul mare e trasporto aereo per far diventare globale la sua offerta di turismo. La scommessa di Alitalia potrebbe esserer vinta proprio in questa direzione: costruire intorno alle navi da crocierà e agli aerei della compagnia italiana un business integrato e sempre più redditizio. (Corriere del Mezzogiorno)

giovedì 27 marzo 2008

Il Wall Street Journal bacchetta Berlusconi

Quel marpione del Cavaliere ha compreso al volo … che correre in soccorso della nostra compagnia di bandiera potesse farlo apparire improvvisamente come il salvatore della patria. Ma il Wall Street Journal lo bacchetta. «Le esternazioni di Berlusconi contro la proposta di vendita di Alitalia potrebbero mandare a monte l’unica cosa che si frappone tra la compagnia di bandiera e la bancarotta. Tali esternazioni sono anche un segnale della sua mancanza di impegno verso le riforme economiche». Berlusconi rilancia «La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria: oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori importanti che non faccio per ragioni di riservatezza». «Tra qualche giorno verranno conosciuti da tutti e faranno certamente una loro offerta impegnativa». Gli imprenditori della cordata italiana «chiederanno di avere tre o quattro settimane, mentre Air France ha avuto sei mesi per poter valutare la situazione, fare una due diligence e presentare una nuova offerta impegnativa».

lunedì 24 marzo 2008

Rialzati Alitalia

Una cordata italiana per Alitalia sarebbe «auspicabile» ma finora non si è presentata. Lo afferma a Skytg24 il presidente del Consiglio, Romano Prodi, che sollecita i sindacati a un senso di responsabilità verso il Paese e verso l'azienda perché tutti devono «pensare al suo futuro». E soprattutto si devono evitare «speculazioni politiche» pensando piuttosto a un «rilancio della compagnia». «Bisogna tenere presenti i veri interessi dei lavoratori di Alitalia - aggiunge il premier - che hanno bisogno di potere lavorare in futuro in un'impresa capace di funzionare e di fare utili». Dalla Campania, Gerardo Soglia, Paolo Scudieri, Paolo Graziano e Augusto Strianese aprono a Silvio Berlusconi. I quattro imprenditori sono disponibili ad aderire alla cordata che il candidato premier sta organizzando per salvare la compagnia di bandiera.

venerdì 21 marzo 2008

Alitalia, "prendere o lasciare"

"L'unica offerta è quella di Air France, le altre non esistono". Il presidente della compagnia aerea italiana, Maurizio Prato, non usa mezzi termini per descrivere la situazione dell'Alitalia. Davanti ai sindacati Prato spiega come l'offerta francese sia l'unica 'chance' per la compagnia aerea italiana. Una proposta del tipo "prendere o lasciare". Ma, al contrario delle altre, "industrialmente solida". Parole che stoppano, nei fatti, la proposta di Silvio Berlusconi di un prestito ponte (chiesto al governo) per appoggiare una cordata di imprenditori-banche pronta a offrire un'alternativa alla scelta Air France. "Quella sul tavolo è un'offerta irricevibile. Ci sono imprenditori pronti a scendere in campo. Compresi i miei figli" argomenta il leader del Pdl aggiungendo che quella vinta da Air France è stata "un'asta opaca e senza trasparenze addirittura con alcuni aspetti contro la legge". Palazzo Chigi non ha del tutto chiuso la porta "ad altre soluzioni" purchè però le offerte reali e immediate. Cioè subito. Non tra-un-po' perchè tra- ancora-meno nel destino di Alitalia c'è il fallimento. Piaccia o no, cinismo o meno, la vendita di Alitalia è stata "buttata" nel tritacarne della campagna elettorale. Con buona pace di chi sta rischiando il posto di lavoro. Berlusconi oggi ha parlato della questione al telefono con Prodi. "Se ci sono nuove offerte devono essere serie e rapide" ha replicato il premier. Ma Prato taglia corto: "Ma dove sono queste cordate strillate sulla stampa ma mai pervenute in azienda?". (Tratto da Repubblica)