sabato 19 settembre 2009
Riaperta la statale per Positano. Si lavora per i finanziamenti europei
venerdì 18 settembre 2009
Frana S.S. 163
Piano di Sorrento - Ancora una volta a separare Positano e Sorrento sono stati un paio di massi venuti giù ieri mattina lungo la statale 163 Amalfitana in località Madonnina al chilometro 7,700, nel territorio di Piano. Questa volta è stata anche sfiorata la tragedia: uno di massi staccatisi dalla parete rocciosa sovrastante la carreggiata ha colpito la parte posteriore di una utilitaria che viaggiava in direzione Positano con a bordo tre persone: mamma, figlia e nipotina. La donna con le due bimbe è stata soccorsa e accompagnata in ospedale per medicare le escoriazioni riportare. Tutto è accaduto alle 12.30 quando una roccia, del peso stimato di oltre cinquanta chili, si è staccata dalla parete precipitando sulla sede stradale, frantumandosi al momento del contatto con l’asfalto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, le forze dell’ordine ed i tecnici del genio civile che hanno cercato di consentire, nelle migliori condizioni di sicurezza possibili, il passaggio dei veicoli in entrambi le direzioni. Intanto, dopo una lunga consultazione tra gli enti coinvolti, a metà pomeriggio, dopo alcune ore di circolazione a senso unico alternato in prossimità dell’area interessata dal crollo, l’Amalfitana è stata temporaneamente chiusa al transito. «Il provvedimento si è reso necessario per permettere al genio civile le ispezioni e le verifiche sul costone roccioso indispensabili per garantire la sicurezza e la tutela dell’incolumità pubblica e privata», spiegano i tecnici del’Anas che con il supporto della polizia stradale stanno presidiando la zona. L’esatta individuazione dell’area interessata dal cedimento, infatti, non si annuncia agevole, considerato che i costoni che sovrastano la statale sono già protetti da reti e paramassi e si ipotizza al momento che il masso si sia staccato da una zona molto più alta e distante dalla sede stradale. «Cercheremo di limitare al massimo il periodo di chiusura della strada, anche per non arrecare ulteriori disagi ai cittadini, tuttavia in questa fase è prioritario l’accertamento delle origini della frana», dice Graziano Maresca, responsabile dell’ufficio tecnico di Piano. Al momento, infatti, i veicoli provenienti da Sorrento e diretti a Positano, e quelli in transito lungo l’itinerario opposto, vengono deviati sul percorso alternativo della strada statale ex 366 Agerolina che dalla Costiera amalfitana porta alla sorrentina transitando attraverso il valico del monti Lattari. Il personale dell’Anas sta presidiando la statale 163 per informare gli utenti e indirizzarli sul percorso alternativo. Impossibile al momento, fare previsioni circa la riapertura dell’unica strada di collegamento diretto tra Sorrento e Positano. (Francesco Aiello il Mattino)martedì 3 giugno 2008
Frana il costone
Vico Equense – Frana il costone sotto Vico Equense - Preoccupazione tra i sindaci per il provvedimento sul taglio dell'Ici. I dubbi dei primi cittadini riguardano non solo la certezza di ottenere dallo Stato centrale una cifra pari a quella sottratta in seguito al taglio Ici prima casa, ma anche la sicurezza di poter continuare a garantire ai propri cittadini i servizi primari, come scuole e infrastrutture. C’è preoccupazione anche nel nostro Comune. Nelle casse dell’Ente quest’anno non entreranno 4 milioni di euro, è il vicesindaco Giuseppe Dilengite, assessore al bilancio dice: “ E’ ovvio che il cittadino esulti davanti al risparmio di qualche centinaio di euro l’anno, ma noi amministratori non vorremmo registrare un aggravio della situazione dei bilanci. Faccio un esempio – continua l’ex Sindaco – in caso di ritardo nel rimborso , gli enti locali saranno costretti a far ricorso ad anticipazioni di cassa, con un aggravio causato dagli interessi. A quel punto sarà il Governo Berlusconi a farsi carico di quelle maggiori spese, che inevitabilmente l’anno successivo ricadranno sulle famiglie?”. La domanda, come si dice in questi casi, è pertinente. (Le notizie sono tratte da Metropolis – foto della Cattedrale di Alessandro Savarese)
Ici, per qualcuno è rimasta. Ecco chi deve ancora pagare
giovedì 13 marzo 2008
Frana in Penisola. La soluzione: restauro ambientale della cava dismessa
Domenica 9 marzo c.a. si è verificato l’ennesimo crollo di massi dal fronte instabile dell’ex cava di calcare che interessa tutto il versante incombente minacciosamente sulla Strada Statale Sorrentina, da Pozzano fino al Lido Bikini, a cavallo dei Comuni di Castellammare di Stabia e Vico Equense. La cava dismessa è tra le più vaste della Campania e non solo deturpa il paesaggio della penisola ma rappresenta una costante minaccia per i cittadini che transitano sulla sottostante strada che è l’unica che serve la costiera napoletana. Nel recente passato si sono verificati altri crolli con conseguenti gravi disagi per il traffico e l’economia locale; le difese attive realizzate sono inutili in quanto non riescono ad evitare che grossi massi si distacchino precipitando fin sulla sede stradale. Partendo da queste considerazioni, alcuni anni fa eseguimmo una ricerca per valutare la fattibilità, dal punto di vista dell’impatto ambientale e socio-economico, di un intervento semplice, rapido ed efficace che consentisse di “acchiappare” i due classici piccioni con una fava. L’idea si basava sulla possibilità di realizzare una messa in sicurezza dell’enorme fronte di cava instabile mediante un terrazzamento che consentisse di ridurre l’inclinazione delle scarpate e conseguentemente di rivegetare il versante in modo da trasformare l’innaturale paesaggio dell’area di estrazione dismessa rendendolo simile al tipico paesaggio terrazzato di gran parte della Penisola. Tale semplice operazione metterebbe a disposizione un notevole volume di detriti calcarei, una parte dei quali andrebbe adeguatamente elaborata (arrotondata meccanicamente), del tutto simili ai sedimenti attualmente costituenti le spiagge sottostanti e di tutta la Penisola Sorrentino-amalfitana. I sedimenti ricavati potrebbero essere agevolmente trasportati con uno scivolo fino al vicino mare e, mediante chiatte, distribuiti e accumulati nelle spiagge di tutta la Penisola gravemente interessate da erosione e progressivamente destinate alla completa scomparsa con incalcolabili danni socio-economici. Naturalmente il ripascimento va preceduto da una attenta valutazione delle caratteristiche morfologiche e meteo-marine delle spiagge al fine di restaurarle ricomponendo la morfologia che esse hanno avuto nel periodo di massima espansione tra la seconda metà del 1800 e i primi decenni del 1900. L’idea del restauro ambientale delle spiagge mediante ghiaia selezionata è partita dalla constatazione che l’alluvione disastrosa dell’ottobre 1954 aveva causato il più eclatante ripascimento duraturo naturale a Vietri Marina dove in poche ore le colate detritiche hanno accumulato da 400.000 a 500.000 metri cubi di detriti prevalentemente ghiaiosi che hanno costruito la pianura alluvionale (ampia oltre 100 metri) e la spiaggia, prima inesistenti, che ancora oggi costituiscono la principale risorsa ambientale su cui si basa l’economia turistica. Dopo 54 anni si è registrata un’erosione di alcune decine di metri; niente rispetto all’erosione rapida che interessa le spiagge che sono state oggetto di costoso ripascimento con sabbia con conseguente perdita (dopo alcuni anni) dei benefici per il turismo balneare. Lo studio originale eseguito, pubblicato e presentato in convegni nazionali e internazionali, ha evidenziato la convenienza socio-economica ed ambientale della proposta di restauro ambientale delle cave e delle spiagge mediante un trasparente governo pubblico e la partecipazione di risorse finanziarie private interessate anche alla gestione di parte delle nuove spiagge ambientalmente recuperate. Lo scandalo rifiuti, ormai destinato ad una squallida conclusione con immancabili risvolti giudiziari, non deve più distrarci dalle attività propositive tese a riqualificare e restaurare le decine di chilometri di spiagge che rappresentano una delle principali risorse ambientali autoctone della Campania. Ricordiamo che è un atteggiamento inconcepibile, da parte dei responsabili regionali, tollerare che quasi tutto il litorale dalla foce del Garigliano a Castellammare di Stabia non sia balneabile a causa dell’inquinamento antropogenico. Né è più tollerabile l’inerzia istituzionale di fronte alla progressiva erosione delle più belle spiagge del Mediterraneo che abbelliscono le coste campane. Ogni anno si perdono ettari di spiaggia dall’inestimabile valore con conseguenti negative ricadute sull’assetto socio-economico.La frana di domenica scorsa ha offerto l’occasione di riproporre all’attenzione dei cittadini i risultati dei nostri studi, condotti per evidenziare che un saggio e trasparente amministratore pubblico può adeguatamente e concretamente intervenire per tutelare l’incolumità dei cittadini e per valorizzare le risorse ambientali con conseguenti benefici per l’assetto socio-economico regionale, prima ancora di proporre la semplice duplicazione della strada che collega Castellammare con Sorrento.Prof. Franco Ortolani Ordinario di Geologia Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II Dott. Valerio Buonuomo, borsista c/o Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Dott.ssa Silvana Pagliuca, CNR ISAFOM
