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mercoledì 30 settembre 2009

L´urbanistica affidata al caso

Oggi, a pochi mesi dalle elezioni, si sta per servire l´ultimo piatto dell´urbanistica à la carte regionale. Quell´urbanistica, cioè, che non solo ha scientemente fatto a meno in questi anni di ogni sistema di pianificazione, ma, operando un furbo processo di inversione, ha reso ordinarie tutte le procedure che altrove sono straordinarie, occasionali, temporanee, emergenziali, facendole passare per necessarie, improrogabili o legate ai soliti fondi europei "che si rischia di perdere". Oggi, l´incredibile testo modificato del cosiddetto "Piano casa", andrà in aula, dove sarà ulteriormente utilizzato come ricettacolo delle ultime questue bipartisan avide e ingorde di alcuni consiglieri regionali, e quindi, lungi dall´avere interventi migliorativi, si confermerà un moloch i cui esiti irreversibili si dispiegheranno sul territorio regionale, aree protette comprese. Un provvedimento che è destinato ad «incidere fortemente sulla realtà urbanistica ed economica campana», come ha affermato il presidente della commissione Urbanistica, dove per «fortemente» si deve intendere che in Campania il principio del pianificare sarà surrogato da una legge sciatta e generica, che è scritta male e che sarà interpretata peggio. Eppure, anche mantenendo le ipocrite intenzioni del "rilancio economico" e della "riqualificazione del patrimonio esistente", invocate con questa legge, si sarebbe potuto confezionare tecnicamente qualcosa di meglio, in grado di conciliare esigenze e necessità, tutela e valorizzazione, edilizia e architettura, economia e sostenibilità. Bastava guardare a Regioni meno voraci e più coerenti. La Toscana, ad esempio, nel prevedere ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni, lega queste azioni alla loro connessione con gli strumenti della pianificazione territoriale, gli atti di governo del territorio o gli strumenti urbanistici generali dei comuni. In Campania, invece, la liberalizzazione e la delega al caso è totale. L´unico sforzo che si è fatto per inquadrare le operazioni edilizie previste in una logica minima di pianificazione, è un´improbabile e inconsistente "coerenza" con il piano territoriale regionale, strumento di indirizzi e non cogente che è stato pensato e progettato con tutt´altri scopi che arginare questa sorta di soluzione finale per il paesaggio. Nella visione contenuta in questo piano casa le aree tutelate sono fondamentali. E lì, nelle zone più appetibili dalla rendita e dalla speculazione, che si avranno, secondo una logica banalmente prevedibile, le maggiori speculazioni e i peggiori guasti. Per quanto riguarda, invece, le famigerate "aree urbane dimesse" (articolo 5), gli estensori della legge ne hanno improvvisato una definizione enormemente dilatata e pericolosa. Si va dalle aree "compromesse, abbandonate" a quelle "a basso livello di naturalità" o "improduttive", che si trovano "in ambiti urbani e territori marginali", e così via, producendo un campionario di espressioni vaghe, poco pertinenti, tecnicamente approssimate e pericolosamente ambigue, che tende ad includere la quasi totalità delle aree libere campane. Persino il tema, che poteva essere qualificante, dell´individuare, all´interno delle grandi trasformazioni urbane previste, una quota consistente di edilizia residenziale pubblica, è stato sostituito dalla previsione, più remunerativa, di "edilizia convenzionata" e poi relegato a pochi casi marginali. Cosa dirà l´assessore Cundari, presidente della Rete europea degli enti locali e regionali per l´attuazione della Convenzione del paesaggio, quando si recherà agli incontri con gli altri Stati membri per spiegare quello che sta combinando la Regione Campania? Come mai la medesima compagine politica che ha prodotto per il Comune di Napoli un sistema pianificatorio strutturato e coerente, anche se perfettibile, ha consentito, dopo pochi anni, che in Regione prevalesse la deroga sul piano, la cattiva edilizia sul paesaggio, l´interesse privato su quello pubblico? Se il dibattito di oggi in consiglio regionale avesse un senso, potrebbe rispondere, molto semplicemente, a questi quesiti. (Giuseppe Guida Repubblica Napoli)

martedì 22 settembre 2009

Piano casa

Regione Campania - "In questa regione- spiega Tonino Scala consigliere regionale - non c’è chi il piano vuole approvarlo e chi no. La situazione è leggermente più complicata. C’è chi vuole creare una vera e propria giungla urbanistica e chi, invece, ritiene che bisogna intervenire sulla legge mettendo alcuni paletti. Paletti che salvaguardino un lavoro svolto nel corso degli anni. Questa è la posizione del gruppo “La Sinistra”. Su questioni così delicate non si può lasciare il tutto al libero arbitrio. L’Acen ha sottolineato che questa legge serve per Napoli Est, né siamo consapevoli e questo ci fa paura. Ci fa paura perché mentre in altre città si ragiona su come restituire spazi verdi alla fruibilità dei cittadini, qui si decide su come costruire altre case, senza però pensare all’assetto viario esistente o cosa significherebbe per una città come Napoli realizzare nuovi insediamenti urbanistici. Noi non siamo il partito del “no” , vogliamo solo difendere il territorio. Tutti a parole sostengono che il territorio va difeso, però nei fatti, fino ad oggi, non c’è stato un solo consigliere che ha sottoscritto o si è dichiarato pronto a votare gli emendamenti da noi presentati. Per approvare il Ptr e il Put o la zona rossa ci sono voluti anni. Se qualcuno ha in mente di stravolgere il territorio con una legge che dietro la parola “lavoro”, nasconde insidie serie che questo territorio potrebbe pagare per i prossimi decenni. A un’ipotesi del genere diciamo con forza “no”, senza fare più sconti. Così come è stato fatto in altre regioni , penso alla Toscana, si può pensare all’approvazione del testo nazionale con dei vincoli. A nessuno interessa - conlcude Scala - approvare il piano casa con i vincoli, qui si pensa a voler fare altro. E noi non lo consentiremo costi quel che costi".

lunedì 3 agosto 2009

Addio piano casa, la Regione si ferma

E così anche il "piano casa" della Campania, dopo aver annaspato un po´ per gli uffici regionali e per la fiacca IV commissione urbanistica, è naufragato. Condannato, com´era prevedibile, dall´inedia e dalla insufficiente gestione dell´urbanistica regionale. In effetti, l´abbrivio non era dei più forti. Innanzitutto si è chiamato genericamente "piano casa" quello che un piano casa non era. Nei fatti, si tratta, come recita il titolo del disegno di legge in discussione, di "Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la mitigazione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa". Una serie di norme, cioè, utili, secondo gli indirizzi forniti dal governo, a rilanciare l´economia attraverso l´attempato, e discutibile, attrezzo dell´edilizia, della casa, del rassicurante mattone. Il piano casa, quello vero, è un´altra cosa: si tratta di circa 550 milioni di euro che dai tempi dell´ultimo governo Prodi vengono promessi, sempre gli stessi, tutti gli anni, per realizzare nuova edilizia residenziale sociale, il cosiddetto social housing, più o meno le case popolari, e dei quali proprio la settimana scorsa il governo Berlusconi ha sbloccato i primi 220 milioni. Una misura, quindi, indirizzata a risolvere una parte, sebbene piccola, dell´emergenza abitativa "di base" e per le classi sociali meno agiate, attraverso un intervento complesso pubblico/privato che tenterà di coprire un ritardo di almeno vent´anni rispetto alle altre nazioni europee. Il piano casa della Campania, invece, quel provvedimento destinato a rilanciare l´edilizia in generale e quella abitativa in particolare, quello col quale si sarebbero potute ampliare le villette di un buon 20 per cento o, nel caso di demolizione e ricostruzione, di un più ampio 35 per cento, quello col quale si sarebbero potuti riqualificare con interventi di ristrutturazione urbanistica le aree urbane degradate e, anche qui, i rioni di edilizia pubblica oramai obsoleti, quello che si sarebbe dovuto "per forza" approvare entro luglio altrimenti sarebbe stato troppo tardi per renderlo operativo, è stato invece rimandato a chissà quando, certamente dopo l´estate, quando contestualmente partirà, inesorabile, la campagna elettorale per le regionali. E in caso di inadempienza si attiveranno, è bene ricordarlo, i poteri sostituitivi che faranno prevalere le ancor meno rassicuranti norme proposte dal governo. A voler praticare la deprimente regola del confronto con le altre Regioni (tutte impegnate dal medesimo protocollo d´intesa firmato nella Conferenza unificata Stato/Regioni dell´aprile scorso) emerge il rispetto degli impegni da parte di quasi tutte le maggiori Regioni: la Toscana, prima tra tutte e forse quella che è riuscita a produrre la legge migliore, poi Veneto, Piemonte, Lazio, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e persino la Provincia autonoma di Bolzano, delegata a legiferare in materia urbanistica, hanno prima discusso e poi approvati, com´erano obbligati a fare, i loro disegni di legge, anche se alcuni di questi (in particolare quelli del Veneto e della Lombardia) sembrano particolarmente pericolosi e quasi atti preliminari all´ennesima aggressione incontrollata ai territori. Può consolare il fatto che il disegno di Legge della "progressista" Regione Campania fosse stato anch´esso pensato male e scritto peggio, aprendosi a speculazioni di ogni tipo e malcelando doppi fondi che si sarebbero aperti all´occorrenza una volta approvato il provvedimento. Ma su quel disegno di legge si era anche aperto un utile dibattito con centinaia di emendamenti proposti da più parti. Alcuni, come quelli avanzati dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri in maniera congiunta, quelli dell´Istituto nazionale di urbanistica, quelli dello Iacp di Napoli, erano sicuramente tesi a limitare il rischio speculativo, a tutelare centri storici e paesaggi di pregio, a fornire "qualità" agli interventi e a garantire in ogni caso una quota significativa dell´aumento volumetrico all´edilizia sociale. Così come si sarebbe potuta istituire una cabina di regia tutta pubblica con il ruolo di coordinamento e controllo, almeno degli interventi più consistenti, come quelli di ristrutturazione urbanistica. E invece niente. Gli sgambetti bypartisan e le ferie hanno prevalso su tutto: sugli obblighi contratti con il governo, sulla speranza di una legge che limitasse gli indirizzi predatori dati dal governo stesso, sul buon senso, sul futuro pencolante di questa regione. (Giuseppe Guida la Repubblica Napoli)

martedì 21 luglio 2009

Piano casa, diluvio di emendamenti il partito del mattone va all´attacco

Una lobby bipartisan per ampliare la gamma degli interventi: alberghi al posto di ruderi dimessi

Il piano casa ha 427 proposte di emendamenti già depositate. Il trasversale partito del mattone va alla carica. È cominciata la guerra degli emendamenti. Da oggi la quarta commissione consiliare in Regione entra nel merito della discussione, ma sarà pressoché impossibile licenziare il testo prima della pausa estiva, com´era previsto. Le proposte depositate sono 427. Un braccio di ferro tra chi riteneva già audace il ddl della giunta e chi vorrebbe più interventi e ampliamenti. Avanza il trasversale partito del mattone, all´attacco dei vincoli posti dagli assessori Cundari e Forlenza.Ritocchi su parole e numeri. A volte il tentativo è nascosto in formula innocente: «Al comma 2 la lettera b è soppressa». Acrobazie linguistiche per meglio patrocinare gli interessi degli elettori. Il testo scritto prevede «interventi straordinari su edilizia residenziale»? Meglio evitare le precisazioni. Una riga su «residenziale», mettiamoci «esistente», e dentro c´è l´edilizia tutta. Qualcuno per la verità gioca in difesa. Buono (Verdi) e Amato (Pd) sono per maggiori restrizioni. Martusciello (Pdl) limerebbe qualcosa al solo regolamento attuativo, che la sinistra (Rosania, Cammardella e Nocera) abolirebbe per intero. Ma altri? Il democratico Mastranzo suggerisce cambi di destinazione d´uso per gli edifici rurali ampliati. E Sena, altro pd, prevede che in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, il cambio sia contemplato per gli edifici agricoli non residenziali. Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda. Soprattutto chi ne vuole tanta. A destra, Ronghi, Brusco e Gagliano sognano schiere di alberghi al posto di ruderi, prevedendo «il recupero di volumetrie dismesse a fini turistico-produttivi». Edifici fatiscenti e nei centri storici? Ma sì: «Demolizione e ricostruzione». Brusco si spinge pure a una «sanatoria degli abusi volumetrici contenuti nei limiti del 20 per cento della volumetria preesistente, previo pagamento di una sanzione». L´ultrà del calcestruzzo si chiama Passariello (Pdl): punta alle altezze massime, a 2000 metri cubi anziché 1000, a meno vincoli di valore storico. Aree a pericolosità da frana? Via, qualche eccezione. E poi il recupero abitativo di sottotetti. La guerra è solo all´inizio. (Angelo Carotenuto da la Repubblica Napoli)

lunedì 13 luglio 2009

Piano casa, proposte di modifica

Pimonte - «Modifichiamo il piano casa per portare benefici al territorio dei Lattari e della penisola sorrentina». La proposta, esternata nel corso di un incontro con i tecnici del Comune di Pimonte e dei liberi professionisti dei Lattari, è del consigliere provinciale Antonio Durazzo (Mpa). Queste in sintesi le proposte “migliorative” del piano, che hanno ricevuto già l'ok del vicepresidente del consiglio regionale Salvatore Ronghi. «Per quanto riguarda gli interventi straordinari d'ampliamento – afferma Durazzo – bisogna estendere i benefici del piano casa anche agli edifici oggetto di domande di condono edilizio ex legge 47/85 e 724/94 non ancora definite, subordinando tali interventi di ampliamento funzionale a un idoneo progetto di completamento, da approvare poi in un titolo edilizio in sanatoria. Inoltre – continua il consigliere dell'Mpa – ci batteremo per l'istituzione di un regolamento finalizzato alla realizzazione dei sottotetti abitabili. Ancora, bisogna estendere l'aumento di cubatura del piano originario anche agli edifici destinati ad attività produttive, così come hanno già fatto altre regioni, in modo da incentivare anche il mondo della piccola e media industria e, quindi, creando nuova occupazione». Durazzo infine ha annunciato l'organizzazione di nuovi incontri da tenersi nei comuni dei Lattari. (Il Giornale di Napoli)

martedì 7 luglio 2009

De Lucia: il piano casa? Legge regionale pessima

Duramente criticato dalle Assise di Palazzo Marigliano il piano casa della regione Campania. Secondo Carlo Iannello, professore di diritto dell’Ambiente alla Sun, «con questo disegno di legge si affiderebbe, di fatto, il governo del territorio alla proprietà fondiaria, vanificando la pianificazione urbanistica comunale». Luigi De Falco – segretario regionale di Italia Nostra – ha affermato «che si tratta di una disciplina incostituzionale, in quanto non esclude dal suo ambito di applicazione tutte le zone soggette a vincolo paesistico». Per Vezio De Lucia «questa è la peggiore legge che la Regione Campania potesse fare». Secondo l’ex assessore all’urbanistica del comune di Napoli, siamo in presenza di un disegno di legge inaudito: gli articoli 5 e 6 devono essere del tutto eliminati. Secondo De Lucia gli effetti di questo disegno di legge sarebbero esiziali non solo per il governo del territorio e per il paesaggio, ma addirittura per l’occupazione: la possibilità di modificare la destinazione d’uso degli edifici (art. 5) rappresenterebbe per le industrie, anche per quelle produttive, un incentivo a dismettere le attività industriali, licenziando i lavoratori e riconvertendo i volumi in edilizia residenziale: «Questa operazione – ha ribadito De Lucia - consentirebbe alle imprese di realizzare profitti immensi a danno dei cittadini e dei lavoratori». (Corriere del Mezzogiorno)

venerdì 19 giugno 2009

Il piano casa va in commissione

Regione Campania - E' iniziato oggi in Commissione l'esame del disegno di legge per il rilancio economico per patrimonio edilizio esistente della Regione Campania, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa. ''La Commissione ha iniziato a lavorare con celerità e impegno al disegno di legge che è atteso dalla popolazione campana sia per i provvedimenti per far fronte al disagio abitativo sia per il forte impulso che esso darà al settore economico dell'edilizia'' spiega il Presidente Pasquale Sommese, che aggiunge: ''il testo mette insieme soluzioni per soddisfare il bisogno di casa e norme per la rivisitazione e l'attuazione della legge regionale urbanistica''. L'obiettivo della Commissione è licenziare il testo in tempi brevi affinchè il Consiglio possa approvarlo prima della pausa estiva. Aumento del 20% delle volumetrie per villette mono e bifamiliari e del 35% per gli edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate, sicurezza abitativa contro il rischio sismico, riqualificazione e cambio di destinazione per capannoni industriali dismessi da destinare ad abitazioni, riqualificazione degli immobili Iacp: sono alcune delle novità previste dal ddl della Regione Campania per il Piano Casa. Il disegno di legge contiene anche norme specifiche in materia di sicurezza rispetto al rischio sismico. Ogni ampliamento delle volumetrie dovrà essere accompagnato da un fascicolo dell'edifico, una specie di documento di identità che attesti la sicurezza dell'immobile. Un disegno di legge che la giunta ha approvato oggi e che presta grande attenzione all'ambiente e alla conservazione dei terreni agricoli. Non sarà infatti possibile costruire su terreni destinati ad altro uso. La legge è a costo zero e mira a far riprendere il ciclo edilizio e a fornire una risposta concreta al disagio abitativo in Campania.

martedì 2 giugno 2009

Luci e crepe del piano casa licenziato dalla Regione

È un vero peccato che le forme dell' urbanistica regionale a guida centrosinistra abbiano assunto, col tempo, le forme poco rassicuranti delle cose fatte male, con malcelati doppi fondi, o della confusione burocratico normativa utile, in genere, unicamente agli speculatori. Gli effetti di queste politiche dilettantesche e contestualmente pericolose per il paesaggio, che fanno affidamento sull' inesattezza di termini inappropriati, di vincoli costruiti sul nulla e finte tutele, che un qualsiasi leguleio demolisce in cinque minuti, sono a tutto vantaggio dello speculatore di turno. Di questa lenta costruzione di un sistema di politiche urbanistiche tendenzialmente punitive verso i territori, e soprattutto verso quelli di pregio, ne sono esempi plateali la Legge Regionale 19/2001, che sta smembrando la Penisola Sorrentina con gli sventramenti dei parcheggi interrati, o i milioni di euro buttati via per rilievi satellitari, finora utilizzati, per demolire poche decine di fabbricati abusivi nell' hinterland, o, ancora, la nebulosa dei finanziamenti europei, utilizzati per opere spesso inutili e in deroga ai piani urbanistici per inseguire uno sviluppo che, nello sgretolarsi, sta lasciando i primi residui e ruderi urbani esito di operazioni e investimenti sbagliati che, ovviamente, non hanno responsabili. ungo questo percorso si sta situando anche il cosiddetto piano-casa della Regione. Pur muovendosi all' interno del condivisibile obiettivo di una soluzione strutturale al problema casa, il disegno di legge manifesta molte di quelle crepe che nemmeno il testo definitivo, prevedibilmente, ricucirà. Innanzitutto, al di là di questioni nominali o di dettaglio, i principi regionali ricalcano quelli, a suo tempo criticati, del governo. L' aumento delle volumetrie del 20 per cento, ad esempio, è previsto per gli edifici "non superiori a 1000 metri cubi (villette mono e bi familiari)". La genericità di questa locuzioneè sorprendente. Il bravo tecnico provvederà a frazionamenti, limature, sottrazioni di volumi, cambi di residenza per quelle "tri familiari", e via inventando. Ancora, si potranno ampliare fino al 35 per cento gli "edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate". Anche qui si lascia allo speculatore il proficuo compito dell' interpretazione. Oggetti edilizi come Palazzo Ottieri a Piazza Mercato potranno usufruire di questa norma, così come superficialmente sembra? Forse no, ma le maglie paiono sufficientemente larghe. Un altro passaggio riguarda i fabbricati industriali: "Sono ammessi interventi edilizi in aree urbane degradate, ad esempio aree industriali dimesse, con cambiamenti di destinazione d' uso, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa". È noto che il decreto proposto dal governo nasceva da una bozza della Regione Veneto che aveva come scopo principale l' intento del riutilizzo dell' enorme stock di capannoni industriali in dismissione. Quello che nel Veneto potrebbe configurarsi come un improprio aumento del carico urbanistico di pezzi di città diffusa già problematici, qui da noi viene copiato surrettiziamente e ha il sapore di semplice regalo a chi il capannone lo ha dismesso, ma anche a chi si affretterà a comprarlo o ad apparecchiarne uno fittizio. Il coinvolgimento degli Iacp nel piano casa appare, invece, uno dei punti qualificanti il disegno di legge. Così come appare positiva l' istituzione del "Fascicolo del Fabbricato", un vero e proprio "libretto di manutenzione" dell' edificio, il cui obbligo però è stato già oggetto di una sentenza negativa da parte della Corte costituzionale. Speriamo che questo secondo tentativo abbia un destino diverso. Insomma, diluire le buone intenzioni insite in questo piano casa con una dose elevata di inesattezze e imprecisioni, come già capitato in altri casi, evidenzia la poca qualità del legislatore regionale, e può contribuire, ancora una volta, a trasformare questa proposta in un piatto troppo ricco per speculatori e abusivisti di diverso conio. (Giuseppe Guida)

venerdì 29 maggio 2009

Ok giunta a piano casa. Aumento volumi dal 20% al 35%

Regione Campania - Aumento delle volumetrie dal 20% al 35% a seconda delle dimensioni degli edifici (il 20% per quelli non superiori a 1000 metri cubi; il 25 % per edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate). Questa la principale caratteristica del disegno di legge approvato oggi dalla giunta regionale della Campania per rispondere al bisogno di nuove case per le fasce deboli della popolazione campana, stimato in circa 300 mila unità. Fra gli aspetti del Ddl - presentato in sala giunta dal governatore Bassolino e dagli assessori Cundari, Forlenza e Cascetta (Governo del Territorio, Lavori Pubblici e Trasporti), la riqualificazione delle aree urbanizzate e di quelle degradate evitando interventi su nuove aree, quindi senza consumare terreni agricoli e nel rispetto di tutti i vincoli. Globalmente parlando verrà data priorità agli standard urbanistici, all'uso di nuove tecnologie, al risparmio energetico ed alla sicurezza antisismica. Il Ddl prevede tre strumenti per tre ambiti di intervento: la ristrutturazione edilizia privata (piccoli proprietari), la ristrutturazione di edifici IACP in aree degradate, la costruzione di nuovi alloggi in stabili industriali dismessi. In particolare, i vecchi edifici IACP situati in aree degradate potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria secondo moderni criteri. Alle imprese verrà concessa la possibilità di un incremento volumetrico fino al 50% per realizzare nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato Nelle aree urbane degradate (per esempio quelle industriali dismesse) saranno ammessi interventi edilizi con cambiamenti di destinazione d'uso, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa. In questo caso il concessionario deve destinare almeno il 20% del valore creato all'housing sociale. Bassolino ha sottolineato che il Ddl affronta ''in maniera radicale il tema della sicurezza antisismica degli edifici.Siamo la prima regione a farlo''. Per ricevere l'autorizzazione degli incrementi volumetrici, infatti, i proprietari saranno tenuti ad aprire il fascicolo del fabbricato, una sorta di 'carta d'identità' dell'edificio. (Asca)

mercoledì 25 marzo 2009

Nuove possibilità ma anche vincoli

Si chiama: «Misure urgenti per il rilancio dell’economia attraverso la ripresa delle attività imprenditoriali». È la bozza di decreto sul ”piano casa” che il governo ha inviato alle Regioni in vista dell’incontro di domani a Palazzo Chigi e del successivo varo al Consiglio dei ministri di venerdì. In tutto sono sette articoli. Un provvedimento ”succinto”, ma che contiene enormi novità e che, con procedure semplificate in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, consente l’ampliamento di volume fino al 20% delle unità immobiliari private ultimate alla data del 31 dicembre 2008. Un tetto che sale al 35% nel caso in cui si demolisce il vecchio fatiscente edificio e se ne ricostruisce uno nuovo con tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili. Basterà la Dia. Per poter effettuare gli ampliamenti di volume, - che in ogni caso, come prevede l’art.2 della bozza, non potranno «eccedere complessivamente il limite di 300 metri cubi per unità immobiliare» - basterà la denuncia di inizio attività, con l’asseverazione «sotto la propria responsabilità» del progettista. Ci si può mettere d’accordo con i vicini e utilizzare anche «l’aumento volumetrico spettante ad altra unità immobiliare contigua». Ok al cambio di destinazione. Gli interventi «possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d’uso, con o senza opere edilizie». Gli oneri. Se gli ampliamenti riguardano la prima casa «o gli interventi realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili o di risparmio delle risorse idriche o potabili», si avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. I vincoli. Non sono consentiti ampliamenti «nelle aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta». Sono espressamente citati i parchi nazionali, regionali e interregionali, le aree naturali e archeologiche. La stessa cosa vale per «gli immobili abusivi oggetto di ordinanza di demolizione e gli immobili privati situati su area demaniale». Per gli altri immobili soggetti a vincoli, compresi quelli dei centri storici, si dovrà mandare la richiesta alla Soprintendenza che avrà trenta giorni per rispondere. (gi.fr. il Mattino)

martedì 17 marzo 2009

Piano casa

Casa delle libertà e degli abusi
di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti – L’Espresso
Dal Garda a Messina, da Siena alla Murgia, il piano del governo rischia di dare il colpo di grazia al paesaggio. Legittimando l'edilizia selvaggia. Ecco gli scempi del futuro prossimo