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sabato 30 maggio 2009

Villone: «Penalizzati dal malgoverno di Comune e Regione»

«Il sud non ha più voce in capitolo. Perciò serve un voto di cambiamento per l´unica lista ancora di sinistra». Massimo Villone, 65 anni, ex senatore ds, è candidato alle europee come esponente di Socialismo 2000 nella lista Rifondazione comunisti italiani. Spiega: «La nostra cattiva amministrazione ci ha tolto diritto di parola». Professor Villone, sta dicendo che la Campania paga le responsabilità dei suoi amministratori? «Che il governo Berlusconi sia antimeridionale è evidente. Ma pensiamo ai rifiuti. L´inaugurazione di Acerra è una fotografia. In platea, Bassolino e Iervolino applaudivano Berlusconi e Moratti sul palco. Loro, i responsabili, applaudivano chi risolveva il problema. Si può avere ancora diritto di parola?». Cosa l´ha spinta a entrare nella lista di Rifondazione?«È l´unica che afferma una diversità. In Italia c´è una forte richiesta di normalità. Per le donne e per gli uomini, non solo per banche e mercanti». La soglia del 4% non era più facilmente raggiungibile restando uniti con Sinistra e libertà? «Ho fiducia. Ce la faremo. Detto questo, se le liste sono divise è per effetto di una scissione voluta da Vendola. C´è tanto bisogno di una sinistra: una sinistra, non settanta». Di Pietro propone una costituente di sinistra. Lei ci sta? «Di Pietro? Allora ha bisogno di un ospite che gliela prepari. Non mi pare che lui sia di sinistra». Provinciali. Anche qui la diversità siete voi? «Sodano è l´unico che testimonia discontinuità. Nicolais avrebbe potuto. È sceso in pista con quell´idea. L´ha abbandonata strada facendo». (an. car. da la Repubblica Napoli)

Mazzarella: «Il Pd assapora la rimonta»

domenica 22 febbraio 2009

Villone: «Avrei preferito più coraggio. Sbagliata la norma sul vicepresidente»

Regione Campania - Sul nuovo statuto regionale è perplesso Massimo Villone, ex senatore di Sd e costituzionalista di chiara fama. Non condivide per esempio la norma che consente al vicepresidente di restare in carica in caso di dimissioni volontarie del governatore. Perché? «Ho forti dubbi sulla costituzionalità di questa formula. La Corte ha infatti interpretato in maniera molto restrittiva il modello di forma di governo presidenziale. Specialmente il caso delle dimissioni volontarie non credo che possa portare alla conseguenza prevista. L'intento, del resto, mi sembra chiaro». Quale sarebbe? «Si tratta di una forma sostitutiva di una crisi di governo». Lei è anche contrario alla scelta presidenziale? «Avrei preferito maggiore coraggio. Il governo presidenziale nelle Regioni ha fornito scarsa prova. Meglio il cancellierato alla tedesca». Il giudizio complessivo sullo statuto? «Uno statuto che non si occupa in modo innovativo del rapporto tra politica e pubblica amministrazione risulta vecchio prima ancora di entrare in vigore». Come giudica la possibilità di porre la fiducia su alcune materie? «Non toglie e non mette. Anche in assenza di una esplicita previsione chi vieterebbe al presidente di chiedere l'approvazione integrale di un disegno di legge minacciando le dimissioni?». (G. C. da il Corriere del Mezzogiorno)

mercoledì 21 gennaio 2009

"Anomalia 60 mila iscritti a Napoli"

«È preoccupante che a Napoli si siano tesserati in 60mila e a livello nazionale 380mila. C´è una sproporzione. E questo inquieta in vista del congresso». Arturo Parisi, ospite ieri di un videoforum a e Repubblica Tv, apre un nuovo fronte contro lo stato maggiore del Pd. E sfida per l´ennesima volta Walter Veltroni: «È il segretario, dimostri di essere anche un leader». Al videoforum - sul tema "Pd, come uscire dalla crisi" - hanno partecipato con loro messaggi più di 500 telespettatori. Molti di loro hanno sollecitato un ricambio di classe dirigente. Tra gli ospiti Matteo Renzi, candidato alle primarie per il sindaco di Firenze: «Ma se perderò mi dimetterò dalla mia carica attuale di presidente della Provincia. Servono gesti straordinari se vogliamo dare un passo nuovo al Pd. Bisogna mettersi in gioco e rischiare. Il partito vive una fase difficilissima. In un anno abbiamo detto di tutto e il suo contrario. Prima la grande coalizione, poi la scelta di correre da soli, poi l´apertura a Di Pietro. E infine ci siamo ritrovati con una nuova fiammata del dualismo D´Alema-Veltroni". Oltre a Renzi sono intervenuti Nicola Latorre, Massimo Brutti e Enrico Morando. (Repubblica)

Il rinnovamento è una fantasia di Massimo Villone

domenica 18 gennaio 2009

Politica al centro …

Il segretario respinge dunque l’invito al dialogo che per conto del Pdl il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna ha rivolto attraverso "Il Mattino" all’Udc. Un invito che la Carfagna rivolge in realtà all’«Udc campana, figlia del percorso politico demitiano più che di Casini». Noi abbiamo una storia lunga — avverte Lorenzo Cesa—, una classe dirigente che da anni lavora qui, facendo opposizione sia alla giunta Bassolino che alla giunta Iervolino. Se il ministro Carfagna vuole farsi qualche passeggiata a Nusco, per prendere un caffè con De Mita, faccia pure, non ci riguarda. Ma vorrei dirle di scegliersi l'interlocutore giusto. Se De Mita stringe alleanze politiche lo fa spendendo se stesso, non a nome dell'Udc. Insomma, il metodo che si sta usando in Campania, di scegliersi l'interlocutore più gradito all'interno dell'Udc, non appartiene alla nostra storia, alla storia della Dc, ma probabilmente al modello Berlusconi, della fiction politica». Massimo Villone a Repubblica Napoli parla dell’intervista fatta al cacicco Bassolino. “Gli antichi maestri dicevano che in politica, alla fine, contano i fatti. E qui il fatto principale è che dopo anni di centrosinistra e di egemonia bassoliniana il disastro è davanti agli occhi di tutti: nelle cifre, nella realtà della cosa pubblica, nell´immagine, nella idea di sé che hanno, e danno, Napoli e la Campania…”A tutelare Bassolino ci pensa dal Corriere del Mezzogiorno Gianfranco Nappi, attuale capo della segreteria del governatore. Le cause della sconfitta? La globalizzazione, le politiche nazionali, la debolezza del Partito democratico, il disimpegno della società civile napoletana, l'assenza di coraggio degli imprenditori locali. In altre parole si è perso perché non si poteva vincere.

martedì 28 ottobre 2008

Tafferugli tra studenti di sinistra e di destra a Giurisprudenza

Tafferugli tra studenti di sinistra e di destra sono scoppiati nella tarda mattinata in un’aula della facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, dove stava facendo lezione Massimo Villone, ex senatore dei Ds. Un gruppo di studenti dei cosiddetti “collettivi di Lettere”, appoggiati dagli studenti dell’istituto Orientale, hanno fatto irruzione nell’aula 27 di Giurisprudenza, in via Porta di Massa, dove alcune centinaia di studenti erano a lezione di diritto costituzionale. Gli studenti hanno chiesto ed ottenuto di svolgere un’Assemblea, ma altri universitari appartenenti ai movimenti di destra "Azione universitaria" e "Forza Nuova" si sono opposti. Dopo alcuni momenti di tensione, i due gruppi sono venuti alle mani. Tre studenti, non ancora identificati, sono rimasti feriti. La polizia non è intervenuta nelle aule, ma ha presidiato l’esterno dell’edificio per evitare altri incidenti.

(Foto di Alessandro Savarese Facoltà di Scienze Politiche)


Scuola, la protesta dilaga su Facebook ma ci sono anche i "fan di Maria Stella"

martedì 17 giugno 2008

Competenze e Potere

Dietro lo schermo della competenza irresponsabile del tecnico si dissolve la responsabilità di chi amministra. Non si capisce chi risponde di cosa. E il governo vicino ha gli stessi vizi e difetti, o peggiori, di quello lontano. Come rimediare? Brunetta omette di dirci che non è semplice uscirne. Una pubblica amministrazione ha bisogno di competenze. Può averle in casa, tra i suoi dipendenti, o prenderle dall´esterno, come appunto nel caso di un consulente. E in principio non conviene né averle tutte in casa, né prenderle tutte dall´esterno. La prima ipotesi sarebbe inutilmente costosa nel caso di esigenze saltuarie, e comunque difficile; la seconda priverebbe l´amministrazione della capacità di scegliere, e di controllare l´operato dei tecnici esterni. Il punto giusto è nel mezzo, e dipende dalle caratteristiche dell´amministrazione, dalle sue dimensioni, dalla sua missione. Chi comanda può trovare più comodo e utile l´incarico al professionista esterno, meglio ancora se amico o sodale, piuttosto che un fastidioso concorso per ingegnere o architetto, che magari apre la porta a un rompiscatole. Così, l´eccesso di incarichi e consulenze coincide con l´impoverimento nelle competenze tecniche interne. E meno competenze si hanno in casa, più consulenze e incarichi si possono dare. Un circuito perverso. Se si vuole ridurre sostanzialmente e in modo duraturo l´eccesso bisogna riorganizzare e riqualificare gli apparati. Con l´obiettivo di ritrovare un giusto equilibrio tra competenze interne ed esterne.Si può fare? Certamente. E si deve fare, per recuperare efficienza e buon governo, combattere sprechi e clientele, rilegittimare i palazzi del potere. Ma bisogna smantellare i meccanismi che danno la degenerazione. E dunque ridurre al minimo l´investitura diretta del tecnico da parte del principe, motivata con la fiducia personale. Il rapporto deve essere in principio tra istituzioni: amministrazioni da un lato, istituzioni del sapere e delle professioni dall´altro. E se quelle locali non sono all´altezza perché inefficienti o inquinate, niente vieta alla pubblica amministrazione di guardare altrove. Il problema vero è un altro. Dovrebbero cambiare rotta gli stessi potenti che hanno fin qui trovato la loro convenienza. Un pentimento, un ravvedimento operoso? Certo, in un paese di indulti e condoni è una possibilità che non si nega ad alcuno. (Massimo Villone da la Repubblica Napoli)

martedì 13 maggio 2008

Le risposte che la città attende

Dunque, se capisco bene, i cittadini censurano il progetto, e l´amministrazione nomina un comitato di saggi per vigilare (solo) sui lavori. Per cui, se i lavori fossero fatti al meglio in precisa esecuzione di un progetto discutibile o sbagliato, si potrebbe paradossalmente avere un ok dei saggi, che guadagnerebbero lecitamente la parcella. E rimarrebbe tuttavia una responsabilità dell´amministrazione per l´errore fatto e le eventuali conseguenze. In ogni caso, la nomina dei saggi non è una risposta. Cittadini e amministrazione parlano lingue diverse. E che dire, ancora, dei (soli) 60 vigili in servizio in ore cruciali per il turismo e dunque l´economia cittadina? Qual è la malattia mortale che colpisce il corpo dei vigili urbani, con l´effetto che i cittadini napoletani in grande maggioranza lo ritengono una sovrastruttura inutile quando non dannosa? E che dire, infine, della chiusura di Chiaia, collegata - a quanto si legge - a dissuasori mobili da tempo immobili per la mancanza di manutenzione e i conflitti di competenza? E la raccolta differenziata dove la mettiamo? Il detto che la ramazza nuova funziona meglio vale naturalmente per gli assessori appena nominati. Ma non ci si può attendere che la new entry di per sé cambi radicalmente l´atteggiamento della città verso l´amministrazione. Anzi, il rischio è che la novità venga presto inghiottita dalla macina inesorabile del quotidiano non fare. In tal caso, l´effetto boomerang sarebbe certo. E non dimentichiamo il quadro generale, in cui il centrodestra vincente può scegliere di giocare all´attacco sul governo regionale e locale. Oggi, la vera difficoltà per la giunta è sottrarsi a un cumulo di inerzie, silenzi e autoreferenzialità che ha superato negli anni il limite di tolleranza. La fiducia dei cittadini si può forse recuperare. Ma non basta nel chiuso delle stanze adottare qualche delibera in più, o ridurre di qualche poco i tempi di attuazione. Bisogna dare il messaggio netto e visibile di un cambiamento non di facciata. Si deve allora spiegare perché fino a ieri non si è fatto, e perché si pensa oggi, cambiando, di poter fare. La città bisogna convincerla. In fondo, non è altro che fare politica nel senso buono del termine. Ma è proprio quello che oggi risulta difficile o impossibile. Basta vedere la reazione in Consiglio comunale per capire che una iniziativa efficace non può venire da quella parte. Sia consentita dunque una modesta proposta. Il sindaco scelga alcune questioni emblematiche, in vista di un forte impegno amministrativo, e al tempo stesso di un progetto di comunicazione. Ad esempio, su raccolta differenziata, centro storico, Bagnoli, vigili, videosorveglianza - o su altre questioni ritenute cruciali - definisca il quadro delle risposte mancate e di quelle possibili, dei tempi e degli interventi, e lo presenti alla città. Organizzi i procedimenti dando spazio alla partecipazione democratica. Si impegni a conferenze stampa periodiche nelle quali informare con precisione i napoletani sullo stato di avanzamento. In una parola, spieghi quel che si è fatto e non si è fatto e perché, dica quel che si farà, come e quando. Sarà in questo il messaggio di un nuovo passo, di un nuovo modo di amministrare. Sento già chi dice: è rischioso, si apre alla contestazione se non si mantengono impegni e tempistica. Rispondo: può darsi. Ma questa giunta cos´ha da perdere? Se non rischia, non vince. E intanto siamo sicuri che quella videocamera non sia più puntata sulla colonna? (Massimo Villone da la Repubblica Napoli)

La Iervolino sfida l´aula "Sfiduciatemi e vado a casa"
Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 13 maggio 2008

sabato 29 marzo 2008

Consulenze

I consulenti sono il sistema per coprire i buchi di professionalità all'interno dell'Ente, e andrebbe anche bene quando tali professionalità non sono presenti. Ma i dipendenti delle varie P.A. sono sempre più spesso laureati o tecnici qualificati che, per amore o per forza, non hanno intrapreso la strada della libera professione. Tuttavia le P.A. ricorrono con sempre maggior frequenza ad incarichi a consulenti esterni nonostante la loro ricchezza interiore di personale competente. Si fatica poco a scoprire che tali consulenze sono spesso molto ben pagate e a favore di dei soliti noti, amici di amici, segnalati dal partito destra e sinistra, figli di Tizio, cugini di Caio, protetti di Sempronio. Una massa enorme che succhia ogni anno un miliardo e mezzo di euro dalle casse pubbliche. La cosa buffa a cui poi si assiste è che l'Ente si beatifica del contributo del tal rinomato consulente, che a sua volta si gloria di avere prestato la sua opera per il tal Ente. Un bellissimo sistema di autoreferenziazione. I senatori della Sinistra democratica, Cesare Salvi e Massimo Villone, hanno tirato fuori dal cilindro un'arma letale contro le consulenze facili dello Stato. Un comma inserito nella manovra per il 2007, che rappresenta una miccia accesa nel sottobosco della politica: "Nessuna consulenza può essere pagata se non sia stata resa nota, con tanto di nome e compenso, sul sito Web dell'amministrazione". E se l'incarico non viene pubblicizzato, scatta una punizione micidiale: chi ordina il pagamento e chi ne beneficia deve restituire i soldi di tasca sua.

Consulenze locali

Vico Equense – Il segretario generale Luigi Salvato con nota, inviata ai funzionari comunali del 17 novembre 2007, afferma che gli affidamenti delle consulenze esterne sono privi di ogni fondamento giuridico.