Meta - Da ecomostro da abbattere a trampolino di lancio per gare di tuffi ad alto rischio, spesso mortali, magari con alle spalle un giro di scommesse tra chi si inerpica più in alto tra le fatiscenti strutture dello scheletro dell’albergo mai costruito o del famigerato scoglio attiguo noto come “dente del diavolo”. Ancora ieri, intorno alle 13, lo spettacolo che si presentava agli occhi di tutti era chiaro e significativo: i divieti ci sono ma non vengono rispettati, nessuno li fa rispettare, a nulla è valsa la rete di protezione in mare che di fatto impedisce alle imbarcazioni di avvicinarsi ma non evita il transito terrestre attraverso scappatoie di ogni genere. Ferme le indagini della Procura della Repubblica di Torre Annunziata dopo il grave incidente che il primo luglio scorso aveva quasi ucciso Luciano Savarese, un 17enne di Meta di Sorrento che si era arrampicato sui piani pericolanti dell’ecomostro in compagnia di alcuni amici fino al momento in cui uno dei solai cedendo improvvisamente lo scaraventò di sotto da un’altezza di quindici metri. Diverse fratture a braccia e gambe ed un grave trauma al cranio costrinsero il 17enne ad un lungo periodo di ricovero presso l’ospedale Cardarelli di Napoli prima di fare ritorno a casa dove è ancora in convalescenza. Poi il colpo di scena con la magistratura che iscrive nel registro degli indagati Gennaro Cinque, sindaco di Vico Equense, territorio dove di fatto ricade la proprietà su cui sorge uno degli scempi ambientali tra i più famosi d’Italia. Dopo il volo del 17enne rimasto gravemente ferito il primo cittadino dovrà rispondere dell’accusa di omissione di atti di ufficio per presunte carenze sulla installazione della segnaletica tesa a porre sotto divieto l’area recintata circostante l’ecomostro. Ma è solo questione di giorni, poi già dalla metà di luglio l’albergo pericolante torna ad essere violato in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti e soprattutto delle telecamere del sistema di videosorveglianza del comune di Meta di Sorrento, territorio che da oltre quaranta anni deve sopportare lo schiaffo all’immagine dato dall’ecomostro ad una delle baie più belle della costiera. Pochi giorni fa l’arrivo di una squadra di operai che hanno solo iniziato ad imbracare i solai pericolanti dell’ecomostro per impedire lo sfaldamento del calcestruzzo ed evitare la caduta di elementi pensili oltre che l’accesso ai piani superiori da parte dei bagnanti. Invece la rete diventa una sfida alla escalation da parte di gruppi di ragazzi che adesso scommettono addirittura su chi arriva prima, più in alto, compiendo il lancio più spettacolare, senza pensare di rompersi l’osso del collo. Insomma, l’ecomostro dovrebbe essere abbattuto, invece viene nientemeno che protetto. Perfino rivalutato grazie ad un giro di compravendite iniziato nel 1988 con cui l’ecomostro fu venduto per 240milioni di lire ed in seguito rivenduto per 2miliardi e 700milioni. Tutto per un blocco di calcestruzzo pericolante. (Vincenzo Maresca il Giornale di Napoli)
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venerdì 28 agosto 2009
Alimuri, ancora tuffi dall’ecomostro
Meta - Da ecomostro da abbattere a trampolino di lancio per gare di tuffi ad alto rischio, spesso mortali, magari con alle spalle un giro di scommesse tra chi si inerpica più in alto tra le fatiscenti strutture dello scheletro dell’albergo mai costruito o del famigerato scoglio attiguo noto come “dente del diavolo”. Ancora ieri, intorno alle 13, lo spettacolo che si presentava agli occhi di tutti era chiaro e significativo: i divieti ci sono ma non vengono rispettati, nessuno li fa rispettare, a nulla è valsa la rete di protezione in mare che di fatto impedisce alle imbarcazioni di avvicinarsi ma non evita il transito terrestre attraverso scappatoie di ogni genere. Ferme le indagini della Procura della Repubblica di Torre Annunziata dopo il grave incidente che il primo luglio scorso aveva quasi ucciso Luciano Savarese, un 17enne di Meta di Sorrento che si era arrampicato sui piani pericolanti dell’ecomostro in compagnia di alcuni amici fino al momento in cui uno dei solai cedendo improvvisamente lo scaraventò di sotto da un’altezza di quindici metri. Diverse fratture a braccia e gambe ed un grave trauma al cranio costrinsero il 17enne ad un lungo periodo di ricovero presso l’ospedale Cardarelli di Napoli prima di fare ritorno a casa dove è ancora in convalescenza. Poi il colpo di scena con la magistratura che iscrive nel registro degli indagati Gennaro Cinque, sindaco di Vico Equense, territorio dove di fatto ricade la proprietà su cui sorge uno degli scempi ambientali tra i più famosi d’Italia. Dopo il volo del 17enne rimasto gravemente ferito il primo cittadino dovrà rispondere dell’accusa di omissione di atti di ufficio per presunte carenze sulla installazione della segnaletica tesa a porre sotto divieto l’area recintata circostante l’ecomostro. Ma è solo questione di giorni, poi già dalla metà di luglio l’albergo pericolante torna ad essere violato in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti e soprattutto delle telecamere del sistema di videosorveglianza del comune di Meta di Sorrento, territorio che da oltre quaranta anni deve sopportare lo schiaffo all’immagine dato dall’ecomostro ad una delle baie più belle della costiera. Pochi giorni fa l’arrivo di una squadra di operai che hanno solo iniziato ad imbracare i solai pericolanti dell’ecomostro per impedire lo sfaldamento del calcestruzzo ed evitare la caduta di elementi pensili oltre che l’accesso ai piani superiori da parte dei bagnanti. Invece la rete diventa una sfida alla escalation da parte di gruppi di ragazzi che adesso scommettono addirittura su chi arriva prima, più in alto, compiendo il lancio più spettacolare, senza pensare di rompersi l’osso del collo. Insomma, l’ecomostro dovrebbe essere abbattuto, invece viene nientemeno che protetto. Perfino rivalutato grazie ad un giro di compravendite iniziato nel 1988 con cui l’ecomostro fu venduto per 240milioni di lire ed in seguito rivenduto per 2miliardi e 700milioni. Tutto per un blocco di calcestruzzo pericolante. (Vincenzo Maresca il Giornale di Napoli)
mercoledì 26 agosto 2009
Mostri buoni e cattivi
Vincenzo Iurillo su l'Antefatto ritorna sul caso Alimuri. “In Campania, infatti, esistono i mostri ‘cattivi’ e i mostri ‘buoni’. Il Fuenti era senz’altro ricompreso tra i cattivi. Ed è stato incenerito senza tanti riguardi. L’Alimuri invece è un mostro buono, e se proprio bisogna ucciderlo, va fatto con dolcezza per poi farlo risorgere altrove. “Due pesi e due misure, dunque – scrisse nel 2007 Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, giornale che sulla questione ha condotto una lunga campagna stampa – perché? C’entra qualcosa il fatto che il mostro di Alimuri sia di proprietà di Anna Normale, giovane imprenditrice e moglie dell’assessore regionale (all’epoca, oggi è europarlamentare, nda) Andrea Cozzolino”?”
domenica 23 agosto 2009
L’ecomostro di Alimuri, lo scempio protetto della costiera sorrentina
Gli operai si sono presentati pochi giorni or sono di buon mattino e hanno iniziato a trafficare sul rudere. Erano lì per demolire finalmente l’ecomostro di Alimuri, l’albergo abusivo e incompiuto, che da 42 anni deturpa la costa sorrentina al confine tra Meta e Vico Equense? Nossignore. Erano lì per avviare i lavori di ‘protezione’: un’imbracatura di reti metalliche per impedire ai bagnanti di avventurarsi sui cinque piani di solai sgretolati, pericolosi trampolini di folli tuffi, e per salvare la struttura dal costone retrostante che si sta sfaldando. L’immagine del Regno di Sottosopra, dove gli abusi non si abbattono, ma si tutelano e si infiocchettano. Così magari escono meglio in fotografia. Eccolo, il più longevo ecomostro della costa sorrentina e forse del Paese. Lo scheletro di cemento di quel che doveva essere un hotel da cento stanze, 2 mila metri quadrati e 18 mila metri cubi. Costruito grazie a una sciagurata licenza del 1962, poi annullata quando ormai il rudere aveva preso forma. Passato indenne a tre inchieste giudiziarie, ai raid della Goletta Verde di Legambiente al grido “abbattiamolo”, a una girandola di cambi di proprietà e all’accordo per la demolizione siglato nel 2007 dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli con la Regione Campania, la Provincia di Napoli e i titolari dell’immobile. Domanda: che mercato ha un abuso edilizio che tutti vorrebbero per decenza vedere raso al suolo? Chi non è del ramo non saprebbe cosa rispondere. Sappiamo però che l’ecomostro cambia di mano tre volte negli ultimi venti anni. Nel 1988 viene rilevato da La Conca srl per 240 milioni di lire. Che nel dicembre 1993 cede alla Sa.An per un importo nel frattempo lievitato a 2 miliardi e 700milioni di lire. Nell’ottobre 2006 subentra Sica srl. Sia in Sa.An che in Sica srl compare la signora Anna Normale, imprenditrice, rampolla di una notissima famiglia napoletana, dal 2003 moglie di Andrea Cozzolino, bassoliniano dirigente locale dei Ds che nel 2005 diventerà assessore regionale alle Attività Produttive e nel giugno 2009 risulterà il primo degli eletti del Pd all’Europarlamento nella circoscrizione Sud. Appuntiamo queste notizie e torniamo all’ecomostro. E’ brutto, fatiscente e pericoloso. Perché affaccia sul mare e così qualche incosciente si inerpica sulla struttura per azzardare un tuffo o ammirare il panorama, infrangendo l’ordinanza di divieto di transito per pericolo caduta massi e attraversando i buchi di una recinzione da pollaio. Infatti ogni estate qualcuno si ferisce. Negli ultimi due anni tre ragazzi sono finiti in ospedale. L’ultimo all’inizio di quest’estate: ha ceduto il solaio di un balcone del secondo piano, il giovane è precipitato sugli scogli e ha rischiato di rimanere paralizzato. D’inverno le cose non vanno meglio: il luogo si popola di spacciatori e tossici. L’invocata demolizione pare avvicinarsi nell’estate del 2007, con la firma della convenzione promossa da Rutelli. Il costo dell’abbattimento, del ripristino del fronte mare e del costone alle spalle del manufatto verrebbe così spalmato: 600mila euro a carico del governo e della Regione, 500mila a carico dei privati che in cambio ottengono una nuova licenza per costruire un altro hotel di pari cubatura a Vico Equense. Ma le condizioni dell’accordo fanno gridare allo scandalo il presidente della commissione Ambiente del Senato Tommaso Sodano (Rifondazione Comunista) e altri trenta parlamentari. “Condizioni troppo vantaggiose per i privati – afferma Sodano in un’interpellanza – perché oltre alla discutibile distribuzione dei costi, c’è anche una clausola che include la possibilità che un qualsiasi incremento delle spese ricada solo sugli enti pubblici”. Una martellante campagna stampa del Corriere del Mezzogiorno, che sottolinea il legame tra l’imprenditrice proprietaria dell’immobile e l’assessore più potente della giunta Bassolino, di fatto manda a gambe all’aria l’intesa ministeriale. La signora Normale però invia al Corriere del Mezzogiorno una lunga lettera nella quale fa scalpore un passaggio: “Probabilmente se non fossi la moglie di Andrea Cozzolino sarei in lizza per un premio, nell’anno delle Pari Opportunità, per essere donna e imprenditrice. Invece il grande scandalo o colpa è che mio marito è un uomo impegnato politicamente, ergo io traggo benefici nei miei affari. Ma ho sempre svolto la mia attività nel rispetto delle norme e vorrei continuare a farlo”. Il direttore Marco Demarco aspetta tre giorni, poi le risponde con un’editoriale pungente: “La signora Normale – scrive Demarco – si è chiesta come mai, invece di sollevare inutili obiezioni sui probabili conflitti d’interessi, a nessuno sia ancora venuto in mente di proporla una medaglia al valor civile. Lo facciamo noi, perché in una Regione in cui non si riesce a riciclare una bottiglia di plastica o una sola lattina di cocacola, la signora Normale ha trovato il modo, rottamandoli, di riciclare gli ecomostri”. E non è poco. Conclusione: lo scheletro di cemento armato doveva andare giù entro il 31 ottobre 2007 e invece è ancora lì, mentre i fondi per la demolizione sarebbero stati stornati. E c’è un’ulteriore, recentissima, coda giudiziaria. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha iscritto nel registro degli indagati il sindaco di Vico Equense, l’azzurro Gennaro Cinque, per omissioni di atti d’ufficio. Si indaga sulle presunte carenze nell’installazione della cartellonistica per segnalare i divieti di accesso nell’area recintata, riscontrate dopo l’ennesimo infortunio di quest’estate. (di Vincenzo Iurillo da antefatto.ilcannocchiale.it)
sabato 22 agosto 2009
Rubano, presi due giovani
Piano di Sorrento - I carabinieri della locale stazione hanno arrestato in flagranza per furto con destrezza due ragazzi di 18 e 17 anni, entrambi operai e residenti a Casalnuovo. I due, sono stati bloccati lungo via Caracciolo a Meta di Sorrento mentre si allontanavano frettolosamente in direzione della spiaggia libera chiamata marina di Alimuri, venendo trovati in possesso di una borsa da donna contenente un telefonino, documenti e la somma di 150 euro. Nel corso di successivi accertamenti è stato appurato che la borsa era stata rubata con destrezza poco prima a una signora 78enne del Vomero che mentre era in attesa alla fermata del pullman di via Caracciolo l’aveva poggiata momentaneamente a terra. (il Mattino)
lunedì 17 agosto 2009
mercoledì 22 luglio 2009
Mare e monti
Vico Equense – Due le questioni giudiziarie che tormentano l’estate del Sindaco Gennaro Cinque. Si va dal mare alla montagna. La prima riguarda il mostro di Alimuri, che deve essere abbatutto perchè è pericoloso oltre ad essere un vero e proprio scempio per l'ambiente. La procura della Repubblica di Torre Annunziata, nei giorni scorsi ha iscritto nel registro degli indagati il sindaco, per omissioni di atti d’ufficio. La vicenda sarebbe collegata all’incidente capitato il primo luglio scorso a un giovane di Meta. L’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco di Vico Equense sarebbe scaturita per presunte carenze nell’installazione della cartellonistica per segnalare i divieti di accesso nell’area recintata. Nei giorni scorsi, nella zona dell’ecomostro di Alimuri, che separa il territorio di Vico Equense da Meta, è stato effettuato un sopralluogo con la partecipazione di rappresentanti della Capitaneria di porto di Castellammare, dei carabinieri della compagnia di S
orrento, di tecnici e agenti di polizia municipale dei due Comuni, di funzionari della Regione Campania con l’obiettivo di individuare adeguate misure di prevenzione per impedire l’accesso alla struttura pericolante, nonostante i cartelli di divieto ai tre piani dell’ecomostro e nelle aree circostanti. L’altra tegola giudiziaria riguarda il Monte Faito. Anche il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro dell’ area pic-nic, scattato a seguito delle denunce del WWF. I Giudici hanno ascoltato le ragioni dell’amministrazione ed hanno confermato la decisione del Tribunale amministrativo: i sigilli restano.
lunedì 20 luglio 2009
Ecomostro, indagato il sindaco
Vico Equense - Ancora una vittima, stavolta illustre, dell’ecomostro di Alimuri, la fatiscente struttura in calcestruzzo che da anni semina morti e feriti tra i temerari bagnanti che osano sfidarlo. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata con notifica firmata dal magistrato Marta Correggia ha infatti indagato il sindaco di Vico Equense, Gennaro Cinque, per omissione di atti di ufficio per la mancata demolizione del mostro di Alimuri, l’albergo iniziato e mai ultimato che da oltre 45 anni deturpa la baia dell’adiacente comune di Meta di Sorrento, una delle più suggestive della penisola sorrentina. La decisione della procura oplontina scaturisce in seguito all’ultimo grave episodio del primo luglio scorso, quando il 17enne Luciano S. dopo essersi arrampicato sulla struttura pericolante si è visto improvvisamente mancare uno dei solai da sotto i piedi precipitando nel vuoto e finendo tra gli anfratti della scogliera. Serie fratture scomposte a gambe e braccia, oltre a trauma cranico, lo hanno costretto ad un lungo periodo di ricovero presso l’ospedale Cardarelli di Napoli da dove i sanitari non hanno ancora sciolto alcun responso per quanto riguarda il futuro motorio degli arti del ragazzo. Irresistibile ed incrollabile la pericolosa struttura non riesce proprio ad essere demolita, nonostante sia stato oggetto di diverse interrogazioni parlamentari. Soprattutto oggi rappresenta un monumento alla incapacità degli ambientalisti che copertisi di battaglie con cadenza annuale nei periodo in cui erano ampiamente rappresentati al Governo da ministri del settore non sono ancora riusciti a vincere nessuna delle sfide contro le concessioni rilasciate dagli enti di competenza negli anni sessanta. Il fantomatico albergo da 100 stanze progettato nel 1964 non è stato mai realizzato ma la struttura di cemento armato ha resistito per circa mezzo secolo lasciandosi alle spalle una lunga scia di morti e feriti. Nonostante i divieti è fin troppo facile penetrare nell’area tuttora sottoposta a sequestro giudiziario da parte di gruppi di ragazzi che osano arrampicarsi su pilastri, solai e travi pericolanti per eseguire tuffi in mare. Oppure semplicemente per accedere ad un’area solitaria dove godere indisturbati il calore del sole. L’ultimo segnale arriva nel 2007, sembra fatta, il mostro sarà abbattuto ma con cifre a cinque zeri a carico dello Stato e della Regione Campania ed il supporto economico dei proprietari ai quali andrà una ulteriore area dove potere costruire ancora una volta un altro albergo. Immancabili le furiose polemiche, la protesta finisce in Parlamento, i firmatari dell’interrogazione non lesinano colpi e fanno notare che tra i proprietari c’è anche la moglie di Andrea Cozzolino, assessore regionale alle attività produttive alle dipendenze di Antonio Bassolino. Da allora dell’abbattimento non se ne parla più, l’ecomostro continua a mietere vittime, l’ultima, ideologica ed istituzionale, con la Procura della Repubblica che indaga sul sindaco di Vico Equense. (Vincenzo Maresca il Giornale di Napoli)
domenica 19 luglio 2009
Alimuri, partono le indagini
Vico Equense - Per anni uno striscione con la scritta "abbattiamolo", scritta da militanti ambientalisti, è stata la sua bandiera. Ma l' ecomostro di Alimuri non è stato abbattuto. Per la mancata demolizione del rudere, la Procura di Torre Annunziata ha iscritto nel registro degli indagati il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque, altri avvisi di garanzia – secondo indiscrezioni tutte da confermare - sono attesi per tecnici ed amministratori. Diciassette anni la sua ultima vittima, che si è ferito a causa del crollo di un solaio. Soccorso dall' assessore comunale Giuseppe Tito, che per caso si trovava nelle vicinanze, il giovane ha riportato un trauma cranico e una frattura alla gamba destra.L' ecomostro di Alimuri ha 47 anni 'Tre inchieste bloccano la demolizione'
venerdì 17 luglio 2009
Barriere all’ecomostro di Alimuri
Sarà impedito l’accesso ai tanti giovani che nel tentativo di tuffarsi rischiano la vita. l’ultimo incidente pochi giorni faMeta - L’invincibile ecomostro di Alimuri sarà presto circondato da barriere di protezione off-limit che impediranno l’accesso a tutti coloro che nel folle tentativo di tuffarsi dalle rovine di calcestruzzo hanno scritto negli ultimi venti anni una lunga storia fatta di tragedie, morti, feriti e sciagure. L’ultimo episodio risale al primo luglio scorso con un 17enne del posto, Luciano S. , che dopo avere scalato i piani pericolanti dell’albergo mai ultimato si è visto franare sotto i piedi uno dei solai, precipitando nel vuoto prima di schiantarsi sugli scogli. E’ ancora ricoverato all’ospedale Cardarelli di Napoli, le sue condizioni sono stazionarie ma rischia di trascorrere il resto della vita paralizzato su una sedia. Previsto per oggi proprio tra le rovine del famigerato ecomostro di Alimuri un vero e proprio summit tra capitaneria di porto di Castellammare di Stabia, Comuni e comandi municipali di Meta di Sorrento e Vico Equense, carabinieri della compagnia di Sorrento, responsabili degli uffici tecnici comunali e funzionari provenienti dalla Regione Campania. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata, di fatto, non ne può più di vedere su scaffali e scrivanie dei magistrati decine di fascicoli tuttora aperti per individuare le responsabilità su crolli ed incidenti che coinvolgono giovani che ignari del pericolo vanno spesso incontro alla morte oltrepassando limiti e divieti ed ha cominciato a sollecitare senza sosta gli enti di competenza per trovare una soluzione ad una minaccia che imperversa da oltre 45 anni. Gli ostacoli che separano la vita dal rischio non sono poi tanto difficili da superare visto che dopo il sequestro giudiziario dell’area dove il 17enne è precipitato l’unica barriera è costituita da una rete di materasso legata con un fil di ferro, da giorni già divelto. Proprio domenica una improvvisa ispezione eseguita dagli uomini del commissariato di Sorrento coordinato dal vicequestore Antonio Galante, grazie anche all’impiego della prima pattuglia operante in mare con gli acquascooter, ha colto sul fatto decine di persone beatamente sdraiate in luoghi interdetti e pericolosi a prendere il sole. Senza contare una decina di temerari minorenni che arrampicatisi sul terribile “dente del diavolo”, l’enorme ammasso di roccia che fronteggia l’ecomostro di Alimuri, si divertivano a lanciarsi in acqua da una altezza di 15 metri. (Vincenzo Maresca il Gornale di Napoli)
mercoledì 8 luglio 2009
L' ecomostro di Alimuri ha 47 anni
Tre inchieste bloccano la demolizioneL' ecomostro di Alimuri ha 47 anni. Appena diciassette la sua ultima vittima: nel reparto di neurochirurgia del Cardarelli lotta per la vita da due giorni, ha lesioni alla testa e alla schiena. Rischia la paralisi, dopo il tuffo proibito dallo scheletro di cemento della spiaggia di Alimuri. Povero ragazzo, ogni estate ce n' è almeno uno che finisce all' ospedale. E riappare puntuale in cronaca uno scandalo che resiste a sospetti di abusi edilizi, accuse, inchieste dal 1962, quando il Comune di Vico Equense concesse una licenza folle, bloccata solo nel 1975 dalla Regione. Un albergo di cento camere da costruire su un ritaglio di sabbia tra il mare e la costa calcarea di Scutolo, che guarda Mèta di Sorrento e ripara la baia dai venti freddi. Il microclima consente bagni da febbraio a novembre. Possibile che solo ad Alimuri l' ecomostro non sia demolito? L' assessore regionale verde Gabriella Cundari non ci spera più. «Fu firmata una convenzione due anni fa. Ministro dell' Ambiente era Pecoraro Scanio, mi promise 300 mila euro per la messa in sicurezza. Sono insorti gli ambientalisti, non ho più tracce neanche di quei soldi. Deve decidere il nuovo governo». Ma proprio quell' accordo di programma, per una convenzione apparsa troppo generosa, ha salvato l' ecomostro. Fu definita a Roma il 19 luglio 2007 con il ministro Rutelli. Il rudere di cinque piani, 18 mila metri cubi su un' area di 2 mila metri, alto 16 metri doveva essere abbattuto. Ministero e Regione avrebbero pagato 600 mila euro, la "Sa.An" 500 mila. In cambio, la società avrebbe potuto costruire a Vico Equense un albergo di pari volume, 18 mila metri cubi. «È un premio in cemento ai privati che fanno abusi edilizi», reagirono gli ambientalisti. Le polemiche coltivarono i dubbi di tre Procure. Tre inchieste: a Roma (dove fu firmata la convenzione), a Napoli, sede della Regione, e a Torre Annunziata. Il dirigente Vittorio Pisani ha firmato il rapporto della Mobile: una valanga di pagine, dati e passaggi societari, che dopo Roma e Napoli confluisce nella Procura diretta da Diego Marmo, che aveva aperto per primo un fascicolo. A Torre Annunziata, oltre al procuratore aggiunto Raffaele Marino, la conduce il pm Mariangela Magariello. Una indagine complessa, ipotesi di reato abuso d' ufficio e falso: faldoni alti quasi quanto l' ecomostro, ma con un destino segnato. L' archiviazione. L' inizio delle tre inchieste coincide infatti con la fine del progetto. Ed è il trionfo dell' ecomostro. Avrà lunga vita, perché? È rilevato il 12 giugno 1988 da "La Conca srl", notaio Antonino De Rosa, valore 240 milioni di lire. Capofila Irene Capuano. È la nonna materna di Anna Normale. Un particolare ininfluente. Ma Anna Normale è nella "Sa.An." che acquista il 9 dicembre 1993 la struttura. Per 2,7 miliardi di lire. È legata a tutta la famiglia Normale. Passa il tempo, aumenta il valore dell' albergo in costruzione, il 27 ottobre 2006 subentra "Sica srl", amministratore unico Margherita Masullo, soci Anna, Irene e Pa
olo Normale. Niente di strano. Ma i fari si accendono, forse per esposti anonimi o inimicizie di partiti, quando si apprende che Anna Normale è moglie di Andrea Cozzolino, assessore regionale alle Attività produttive, primatista alle ultime Europee. «Io non voglio sapere perché sono state aperte le inchieste e a che cosa mirano. So che tutto si è bloccato. Io voglio la demolizione di Alimuri e un albergo, Vico Equense ne ha urgente bisogno per accogliere i turisti in questo mio meraviglioso Comune», protesta Gennaro Cinque, sindaco del Pdl. Ma avverte: «Non faccio demolire il rudere finché non si apre il cantiere dell' albergo». Non si muove una pietra, invece. La demolizione prelude ad una costosa bonifica, prima che sia montato uno stabilimento balneare con struttura mobile. Niente bonifica, niente lido e niente demolizione di uno scheletro su una roccia infida: si sfalda. Quando i ragazzi vanno a tuffarsi, violando cartelli di divieti e bucando le tre recinzioni, si staccano massi. Manca la piattaforma di appoggio, e precipitano sugli scogli o violentemente in mare. Ieri l' ecomostro era deserto. «Purtroppo lo choc per l' ultimo incidente dura poco, i tuffi riprenderanno, non ci illudiamo», insorge Antonio Cafiero, sua "La Conca", lido e ristorante, un' oasi tutelata da Slow Food. È la sentinella di Alimuri. «L' ecomostro sembra invincibile. E fa vittime. È la natura che si ritorce contro l' uomo che la offende». Avrà letto Sepùlveda. (Antonio Corbo la Repubblica)
giovedì 2 luglio 2009
Ragazzo precipita dal mostro di Alimuri
Vico Equense - Tragedia sfiorata sul lungomare dove un gruppo di ragazzi dopo avere violato il divieto di accesso si è arrampicato sul pericoloso e famigerato “Mostro di Alimuri” con l’intento di raggiungere la parte più alta dello scheletro di calcestruzzo risalente ad oltre 45 anni fa. Per uno di loro, Luciano Savarese, 17enne di Meta di Sorrento, la fatalità ha colpito all’improvviso quando l’ultimo dei solai dell’ecomostro ha ceduto facendolo franare sul soffitto immediatamente al di sotto ed in seguito sulle rocce della scogliera sottostante. Per lui fratture ad una gamba e ad un braccio, oltre a diverse escoriazioni al capo e su diverse parti del corpo. L’incidente è avvenuto intorno alle 15 di ieri, i primi a giungere sul posto sono stati gli agenti della polizia municipale ed i vigili del fuoco del vicino distaccamento di via dei Platani di Piano di Sorrento. Tutte le operazioni sono state dirette dai carabinieri della compagnia di Sorrento coordinata dal capitano Massimo De Bari e dai militari dell’Arma della stazione locale di Piano di Sorrento disposti dal maresciallo Daniele De Marini. I primi soccorsi sono stati quelli dei compagni insieme ai quali Luciano Savarese si era arrampicato sulla pericolante struttura del “Mostro di Alimuri”, in particolare di un bagnante che in quel momento stava eseguendo ricognizioni con maschera da sub nello specchio d’acqua della località “La Conca” e che aveva assistito alla dinamica dell’accaduto. Il diciassettenne dopo essere precipitato da una altezza di circa 12 metri è rimasto incastrato in un anfratto della scogliera dal quale è stato recuperato grazie all’intervento dei vigili del fuoco. Due le ambulanze giunte sul posto per una doppia chiamata, poi il ragazzo è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Sorrento dove i sanitari gli hanno prestato le cure del caso. Non è grave, per lui una prognosi di almeno 40 giorni per le doppie fratture a gamba e braccio riportate nella rovinosa caduta. La tragedia sfiorata ripropone il tema della sicurezza in una delle zone a più alto rischio della costiera sorrentina dove lo scheletro di calcestruzzo dell’ecomostro attira di giorno bagnanti e giovani in cerca di avventura e di notte decine di tossicodipendenti. Divenuto vespaio di polemiche la discussione sull’eventuale abbattimento dell’ecomostro che da oltre 45 anni deturpa una delle più belle baie della penisola sorrentina è stata nel 2008 anche argomento di dibattito parlamentare. L’opera, mai ultimata, venne realizzata alla base di un fragile costone roccioso inserito nella zona rossa di maggiore pericolosità dell’ultimo piano di intervento per il dissesto idrogeologico. (Vincenzo Maresca il Giornale di Napoli)mercoledì 1 luglio 2009
Giovane cade dallo scheletro dell´Alimuri: è gravissimo
Vico Equense - E´ in gravissime condizioni e lotta tra la vita e la morte: gli investigatori non hanno fornito le sue generalità le poche certezze, per ora, sono quelle di un drammatico incidente lungo le coste della Penisola Sorrentina. Il giovane era salito su un solaio dell´Alimuri, l´ecomostro al centro di un dibattito estenuante tra chi vorrebbe recuperarlo e chi invece vorrebbe abbatterlo. Il giovane sarebbe caduto dallo scheletro di cemento, una struttura praticamente a picco sul mare, ed è finito sugli scogli. C´è voluto l´intervento dei vigili del fuoco per liberare il ragazzo dalla morsa della scogliera e poi si è deciso il trasporto d´urgenza in ospedale. I medici, per ora, non si sbilanciano, ma le condizioni del ragazzo sono gravissime, confermate anche dalla tac effettuata immediatamente dopo l´arrivo al pronto soccorso. Il giovane, era in compagnia di un altro ragazzo, anche lui è scivolato, ma è riuscito ad aggrapparsi e a non cadere sulla scogliera. (Metropolis Web)
sabato 27 giugno 2009
Il mare italiano affonda tra gli abusi: uno ogni due chilometri di costa
Le coste italiane si stanno trasformando, nemmeno troppo lentamente, in un grande blocco di cemento: quasi sempre illegale oppure “legalizzato”. Nel cantiere Italia si impasta senza sosta ai danni del mare: tra villette per le vacanze, grande alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane. Solo nel 2009 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate esattamente 3.674 infrazioni, sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce. Una situazione che non accenna a migliorare perché gli abbattimenti rimangono ancora episodi isolati e sporadici, e non riuscono a scoraggiare la piaga dell’abusivismo edilizio. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel nuovo dossier di Legambiente.UN ABUSO OGNI DUE KM - Ma il mare italiano non soffre solo il mal di cemento, è afflitto anche da tanti altri guai: scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione sembrano, infatti, non passare mai di moda. Crescono, quindi, le infrazioni accertate che passano da 14.315 nel 2007 a 14.544 (+1,6), quasi 2 reati a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese. Aumentano anche le persone denunciate che da 15.756 arrivano a 16.012 (+1.6%) mentre, parallelamente, diminuiscono i sequestri che da 4.101 scendono a quota 4.049.
LA CLASSIFICA - A guidare la classifica dell’illegalità costiera è la Campania, con 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita da Sicilia (2.286), Puglia (1.577) e Calabria (1.435). È questo in sintesi il quadro che emerge Mare Monstrum 2009, il dossier di Legambiente presentato questa mattina a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta per salutare la partenza della ventiquattresima Goletta Verde, erano presenti Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente e Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente.
«FONDAMENTALI LE DEMOLIZIONI» - «Abbattere diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente –. Scalfire questa situazione, spesso incentivata proprio dalle amministrazioni comunali compiacenti, in un quadro caratterizzato da assenza di regole, dominio della criminalità organizzata, condoni e sanatorie nazionali diviene difficile senza un vero e proprio scatto di reni degli amministratori locali, a cominciare da quei sindaci che dovrebbero trovare la determinazione e il coraggio per dare il via alle demolizioni. Eliminare concretamente gli ecomostri è infatti l’unico modo per disincentivare nuove illegalità ed è per questo che Legambiente ha deciso di scrivere ad alcuni sindaci, chiedendo ragione della mancate demolizioni».
I 5 ECOMOSTRI PEGGIORI - Legambiente ha stilato una Top Five degli ecomostri di cui chiede l’abbattimento in via preferenziale: l’hotel di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), Palafitta a Falerna (Cz), il villaggio abusivo di Torre Mileto (Fg) e la “collina del disonore” a Pizzo Sella alle porte di Palermo, un centinaio di ville abusive costruite dalla mafia negli anni ’70. Ma la cementificazione della costa si concretizza anche in moltissimi altri modi: ci sono gli accessi negati dagli stabilimenti balneari, che appena comincia la bella stagione “blindano” i lidi e non consentono di arrivare al mare senza l’acquisto del biglietto d’ingresso. E c’è poi l’assalto ai nuovi porti, il nuovo escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici. Un business da milioni di euro che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca inutili e ingiustificati con relative strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali. (Corriere della Sera)
mercoledì 27 maggio 2009
Pericolo di caduta massi: lidi off-limits
Meta - Strada chiusa per pericolo di caduta massi, parcheggio interdetto, foglio di via per il piccolo bar unico punto di ristoro al di fuori degli stabilimenti balneari, degrado, abbandono. Il tutto nel bel mezzo di un paradosso che vede da una parte persistere lo scheletro del mostro di Alimuri, il costruendo albergo iniziato 46 anni fa e mai ultimato, dall’altra la modernissima struttura del Marhotel Alimuri che con gli ultimi interventi di ristrutturazione ha regalato un angolo di decoro ad una spiaggia che rischia di essere cancellata dall’erosione e dalle dimenticanze di politici ed amministratori comunali. A lanciare l’appello per salvare un tratto di spiaggia oramai quasi inesistente sono gli stessi cittadini, stufi di assistere inermi alla sistematica eliminazione di uno dei migliori angoli di costa della penisola sorrentina. E se non fosse per i titolari degli stabilimenti balneari che periodicamente si preoccupano di farsi carico di pulire e di mantenere in un assetto decoroso arenili e proprietà demaniali, della storica spiaggia di Alimuri oggi forsenon esisterebbe più nulla. Al di sotto del ventre del costone vegeta in uno stato di sospensione il contestatissimo ecomostro che nemmeno le associazioni ambientaliste e le molteplici interrogazioni parlamentari sono riusciti a buttare giù in virtù di una serie di scriteriate ma purtroppo valide concessioni rilasciate da enti comunali e Regione Campania a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. Oggi è divenuto ricettacolo di delinquenza minorile, vagabondi e spacciatori di droga. A nulla è valso nemmeno il protocollo d’intesa del 2003 tra i limitrofi comuni di Meta e Vico Equense per acquisto dell’area, nuove concessioni ed abbattimento dell’ecomostro. Bella di giorno, impraticabile e pericolosa di notte, la spiaggia di Alimuri è stata gradatamente sottratta agli abitanti del posto ed ai numerosi villeggianti che negli anni sessanta hanno acquistato appartamenti a fronte mare oggi svalutati dal degrado dell’intera area. Come anche le zone adiacenti completamente trascurate dagli amministratori locali. (Vincenzo Maresca il Giornale di Napoli)
domenica 24 maggio 2009
Abusivismo: va giù Palmaria, ancora su Alimuri
Vittoria per gli ambientalisti: demolito lo Scheletrone in cemento armato di Palmaria, nel Parco regionale di Portovenere, un ''ecomostro'' di 8 mila metri cubi di calcestruzzo che da più di quarant'anni sfregiava il paesaggio di uno dei luoghi più belli della Liguria. L'ecomostro anche l'anno scorso trovava posto nel "libro nero" di Legambiente, tra i peggiori 5 scheletri di cemento da abbattere, segnalati dal dossier Mare Monstrum. "Un sospiro di sollievo, una vittoria della legalita'" è lo stato d'animo e il pensiero di Legambiente all'indomani dell'abbattimento del maxi manufatto. Ed ora l'associazione ambientalista che da anni dà la caccia agli ecomostri spera analoga sorte per tutti quegli scempi edilizi ancora in piedi e che, con la loro presenza, continuano a umiliare il Belpaese. Una lista di scheletri che invade intere regioni. Quattro, in particolare, gli scheltroni di cui ora gli ambientalisti aspettano la demolizione, dall'albergo di Alimuri a Vico Equense, in uno dei tratti più suggestivi della costiera sorrentina, alle palazzine di Lido Rossello a Realmonte, in provincia di Agrigento, dalla Palafitta a Falerna, in provincia di Catanzaro, al villaggio di Torre Mileto a Lesina, in provincia di Foggia.Queste, per gli ambientalisti della Legambiente le priorità, ma nella lista ce ne sono molti altri.Dalla Toscana alla Costiera: cosa buttar giù
martedì 12 maggio 2009
«Alimuri, la spiaggia sparisce»
Sos da Meta: arenile distrutto dall’erosione mentre il porto s’insabbiaMeta - In vista della prossima stagione turistica arriva l’ennesimo Sos per la marina di Alimuri dove le mareggiate dei mesi scorsi, oltre a devastare le strutture degli stabilimenti balneari e delle attività turistiche hanno anche fatto sparire l’ultimo lembo di sabbia esistente. A lanciarlo sono gli operatori della zona che, mentre sono impegnati per mettere in sicurezza quanto è sfuggito alla furia del mare, già si preoccupano della prossima stagione turistica. «Alla luce di quanto è accaduto si rendono sempre più urgenti interventi duraturi di protezione e messa in sicurezza del litorale che non possono risolversi nel trasportare semplicemente la sabbia da una parte all’altra del versante», dicono. Da oltre cinque anni giace nei cassetti della Regione un progetto denominato «coste sicure» con il quale si sarebbero dovuti realizzare lavori per arginare l’effetto delle mareggiate e contemporaneamente bloccare il fenomeno dell’erosione. E per raggiungere lo scopo i comuni di Meta, Piano, Sant’Agnello e Massa Lubrense avevano anche messo su una sorta di associazione con la finalità di ottenere e impiegare meglio i finanziamenti della regione. Purtroppo, però, dall’epoca della presentazione nessuno si è più preoccupato di seguire l’iter del progetto e, sebbene i fondi fossero stati già stanziati, sono rimasti inutilizzati. Motivo? Il piano è stato sottoposto alla cosiddetta «valutazione di impatto ambientale» e da allora nessuno ne ha saputo più nulla. «Alla fine dello scorso anno ci sono stati degli incontri per dare una forte accelerata al progetto», spiegano dal Comune. Risultato? Ad oggi nessuno sembra interessarsi della vicenda mentre metro dopo metro la costa di Meta continua a perdere l’arenile e ad essere a rischio sono tutte le attività turistiche. Non a caso, il bilancio delle ultime mareggiate è fatto di diverse imbarcazioni distrutte e stabilimenti balneari danneggiati. Ancora una volta, tuttavia, le conseguenze più gravi ci sono state in località la Conca dove l’omonimo ristorante, al centro della marina di Alimuri, è stato completamente allagato con la violenza delle onde che ha divelto pali e tavolati messi a protezione dell’ingresso del locale e delle vetrate esterne consentendo all’acqua di raggiungere la sala e la cucina. E pensare che appena lo scorso anno i titolari dei lidi avevano inviato una richiesta di aiuto con oltre trecento firme per chiedere all’amministrazione comunale di intervenire per arginare il fenomeno dell’erosione della costa. «Ormai l’immagine di questo tratto di litorale è stravolta ed è sparita quasi totalmente la sabbia dal versante della Marina di Alimuri – si legge nell’esposto - In queste condizioni, oltre da essere messo a rischio l’equilibrio ambientale della zona, a risentirle è l’economia turistica legata alla balneazione». Insomma, anche in seguito alle recenti mareggiate, il tratto di litorale compreso tra la zona della Stella Maris e la Conca, uno dei più frequentati dell’intera Costiera, appare come un’enorme distesa di ciottoli. E con l’eliminazione della striscia di sabbia, si e anche drasticamente ridotto lo spazio da destinare alla balneazione. La colpa è dell’erosione che anno dopo anno ha raschiato questo tratto di costa. Un contributo è arrivato anche dalle correnti che hanno trasportato migliaia di metri cubi di arenile dalla Marina di Alimuri accumulandoli sul lato opposto del litorale. Intorno al porto in costruzione si è creata una distesa di sabbia sempre più profonda. Insomma, in dieci anni il volto di quest’angolo di costa è stato completamente stravolto senza che nessuno sia stato in grado di arginare il fenomeno. E le conseguenze si fanno sentire anche sull’economia turistica locale, visto che la spiaggia storica che nell’ultimo mezzo secolo ha accompagnato le vacanze di residenti e villeggianti, ormai non esiste più. (Francesco Aiello il Mattino)
venerdì 8 maggio 2009
mercoledì 22 aprile 2009
Archivio Parisio, ecco gli scatti-denuncia degli ecomostri
Negli scatti-denuncia esposti all´Archivio Parisio, venticinque giovani architetti fissano i grandi abusi edilizi che hanno sconvolto coste e paesaggi del territorio. "Esistono piani regolatori che prevedono l´abbattimento. Ma non avviene mai"Da lontano sembra che i pilastri emergano direttamente dal mare e che il corpo in cemento dell´edificio galleggi sulle limpide acque di Acciaroli. Invece, l´unico fabbricato che abbiano mai avuto il coraggio di costruire direttamente sulla spiaggia a ridosso della scogliera, dal mare dista quattro passi ma se ci si avvicina a quel pezzo di battigia il mare non c´è, o meglio non si vede. È oscurato dal ristorante-mostro alto quattro piani, un groviglio di travi e pilastri innalzati con un disastro ambientale. La prima bruttura da cancellare è una ferita profonda sul lungomare della cittadina cilentana, bandiera blu dalle acque più pulite della Campania. Nel mare opposto, quello della costa di Sorrento, da 50 anni ancora si conserva lo scheletro dell´albergo-fantasma di Alimuri, più noto come ecomostro. Sono decine gli scempi edilizi fissati nelle fotografie del concorso "Demoliamoli", 50 immagini-denuncia di orribili architetture candidate provocatoriamente alla demolizione, in mostra all´Archivio Parisio (piazza del Plebiscito 10, inaugurazione alle 17,30) fino all´8 maggio. Sono angoli di strade, paesaggi di montagna, vedute marine, da Sorrento a Soccavo e fino a Caserta, scenari deturpati e fermati dall´obiettivo di 25 giovani architetti invitati a fotografare gli scempi campani. «Esistono piani regolatori - dice l´ideatrice Federica Cerami - che prevedono l´abbattimento di edifici non conformi a delle regole. Ma sembra che non accada mai. Così abbiamo pensato di segnalare situazioni che magari restano ignote. Sperando di stimolare anche qualche presa di posizione da parte delle autorità». L´iniziativa - organizzata dall´associazione ingegneri e architetti e dall´archivio fotografico Parisio, in collaborazione con l´ordine degli architetti e con la presenza del Fai, fondo per l´ambiente (catalogo Paparo) - si basa proprio sul valore affidato alla denuncia attraverso lo strumento fotografico. Tra i luoghi più incriminati e perciò incoronati vincitori, oltre ad Alimuri e Acciaroli, anche il ristorante Vincenzo a Mare, un gigantesco scheletro di cemento armato che sta da tempo immemorabile ai piedi del Rione Terra. Fotografie scelte dalla giuria di esperti non per la bellezza e la perfezione della tecnica ma per l´alta valenza sociale che rappresentano. Come gli altri luoghi immortalati dagli altri sette partecipanti menzionati. Le case prefabbricate di via Vicinale Palazziello a Soccavo, costruite nel 1985 come alloggi provvisori dopo il terremoto che oggi ancora versano in condizioni di degrado e totale inagibilità. Il viadotto di piazza Ottocalli che passa a pochi metri dai palazzi; via Giacinto Gigante attraversata da una bretella della tangenziale spezzata a metà, rimasta incompleta. Il rudere di Sarno che a dieci anni dalla frana ancora aspetta un piano regolatore (ancora valido uno degli anni Settanta) che assicuri gli abitanti dal rischio alluvioni. La scuola di Piana di Monte Verna, nel casertano, costruita ai piedi di una montagna. E l'acquedotto medievale di Salerno invaso dalle case, costruite finanche sulle sue mura. (Tiziana Cozzi Repubblica Napoli)
Galleria fotografica
mercoledì 15 aprile 2009
Alimuri, in mare chiazze di rifiuti
Meta - È già finita nell’obiettivo delle videocamere e nelle immagini scattate con i telefonini dai turisti l’enorme chiazza di colore scuro che l’altro pomeriggio ha invaso lo specchio d’acqua compreso tra il porto e la marina di Alimuri. «La scena è di quelle già viste numerose volte la scorsa estate e che anche quest’anno si è ripetuta in diverse occasioni», dice uno degli ultimi pescatori di Meta. Mistero sulle cause che con cadenza periodica trasformano l’immagine di uno degli angoli più suggestivi della penisola sorrentina in una fogna a cielo aperto. Tra gli indiziati, ovviamente, ci sono le griglie che filtrano i liquami fognari prima di immetterli nella condotta sottomarina di Punta Gradelle, ma il materiale, dall’aspetto grossolano, apparso l’altro giorno fin sul bagnasciuga, non dovrebbe provenire dalle reti di grigliatura della struttura. In passato, infatti, in più di una occasione è capitato che la mancata o poco frequente pulizia degli impianti è stata all’origine dello sversamento in mare di acque non trattate. «Al momento non siamo in grado di sapere a cosa è dovuto questo fenomeno ma chiederemo agli enti deputati di fare i dovuti accertamenti», fanno sapere dal Comune. Tra le possibili cause dell’evidente inquinamento, tuttavia, non può essere esclusa la possibilità di scarichi abusivi che attraverso i cosiddetti «rivi». Proprio nei giorni scorsi, infatti, è scattato un nuovo allarme ambientale all´interno del rivo Lavinola dove gli ambientalisti della sezione della penisola sorrentina del Wwf hanno documentato un copioso versamento di liquami da un impianto di natura fognaria localizzato al di sotto dell’antico tracciato pedonale all´interno del sito ricadente nel parco regionale dei monti Lattari. Da qui l´esposto alla procura della Repubblica di Torre Annunziata con relative segnalazioni al comando dei carabinieri ed all’amministrazione comunale di Piano di Sorrento, nel cui territorio si trova lo scarico. Sul banco A essere incriminati sono una serie di tombini che si trovano su un tracciato in cemento al di sopra dell´antico sentiero pedonale. Per quanto documentato dal Wwf lo sversamento di liquidi fognari si ripeterebbe oramai con cadenza quotidiana già da circa un mese con discrete quantità di acque reflue che dopo avere attraversato fondi coltivati sfociano in mare in prossimità della spiaggia del Purgatorio lungo il litorale di Meta. L´intero alveo al confine tra Piano e meta, infatti, da anni sottoposto a un fenomeno di inquinamento al punto che nella scorsa estate, in pieno agosto furono proprio i dati del nucleo scientifico dei carabinieri a lanciare l´allarme inquinamento dopo avere riscontrato nelle acque del porto di Meta una presenza di coliformi fecali con percentuali sei volte superiori alla norma e con una concentrazione di enterococchi fecali con un tasso decine di volte più ammassato rispetto ai limiti. (Francesco Aiello il Mattino)
giovedì 5 marzo 2009
Alimuri, arrivano tre no alla costruzione del lido
Un fronte compatto di no blocca la costruzione nella conca di Alimuri del sito balneare della Sa.an, la società proprietaria dell' ecomostro, che sta per essere abbattuto. Tre no (Autorità di bacino, sovrintendenza e Comune di Vico Equense) e una novità a sorpresa: il Comune di Vico chiede alla ditta, entro 60 giorni, un piano di fattibilità per individuare l' aria dove ricostruire l' albergo. E’ una vicenda contorta quella dell' ecomostro di Alimuri. L' unica certezza è che lo scheletro dell' albergo (cento stanze per cinque piani) costruito negli anni Sessanta deve essere abbattuto. C' è un protocollo d' intesa firmato dal ministero delle Attività culturali la scorsa estate. L' abbattimento sarà a spese della Sa.an che, però, come contropartita ha ottenuto di poter costruire l' albergo in un' altra zona e si è impegnata a rivalorizzare la conca. La Sa.an, appunto, lo scorso dicembre, aveva proposto un articolato progetto con stabilimento balneare, parco giochi e solarium, scatenando le proteste degli ambientalisti dei Vas (Verdi ambiente e società). Ieri, in conferenza dei servizi è arrivato il veto ufficiale. «Non esiste alcuna possibilità di utilizzare quel sito» dice il segretario generale dell' Autorità di bacino del Sarno, Giuliano Cannata. Contrario anche il sovrintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, Enrico Guglielmo: «Il progetto è incompatibile con il Put della penisola sorrentina. In aree di questo tipo sono consentiti solo interventi di "rinaturalizzazione". Certo, è contemplata la balneazione, però con strutture smontabili, compatibili con il paesaggio e di volumi modesti. Il progetto, invece, prevedeva un chiosco bar, un ristorante con cucina e una copertura, sia pure in legno, di oltre 2000 metri quadrati». Critico anche il Comune di Vico Equense: «Abbiamo sempre detto che non era conforme alle prescrizioni urbanistiche» spiega il vicesindaco, Giuseppe Dilengite. Bocciato, insomma, lo stabilimento balneare. «Presenterò un esposto formale sul caso Alimuri, ci sono molti punti oscuri», dice il presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, che ieri, dopo la sua interrogazione, è stato ascoltato dalla Procura di Torre Annunziata, che ha un fascicolo aperto sul caso. «Qualcuno sta accelerando per completare l' operazione - dice Sodano - nella conferenza dei servizi di oggi (ieri, ndr), per esempio, è stato chiesto un progetto di fattibilità per la costruzione del nuovo albergo, ma non era un argomento all' ordine del giorno». Intanto la conferenza dei servizi ha dato il via libera alla Protezione civile per la messa in sicurezza del costone roccioso. Ci vorranno 45 giorni, poi scatterà l' abbattimento. (di Cristina Zagaria - Repubblica del 26 febbraio 2009)L' ecomostro che non muore mai
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